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Faenza, capitale di stile: cosa vedere nella città che ha dato il nome alla “faience” (e come innamorarsi delle sue ceramiche)

Faenza, capitale di stile: cosa vedere nella città che ha dato il nome alla “faience” (e come innamorarsi delle sue ceramiche)

A mezz’ora dal mare e un soffio dall’Appennino, nel cuore dell’Emilia-Romagna, Faenza è una meta di viaggio che parla a chi ama artigianato, moda e bellezza disciplinata, quella che nasce da tecnica, tempo e mano. E che qui ha un santuario laico: il MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che Faenza è davvero una piccola, grande capitale della ceramica in Italia e non solo.

Faenza e la “faience”: quando una città diventa un aggettivo della bellezza

La storia è di quelle che non si dimenticano: “faience”, la parola con cui in tutta Europa si indica la maiolica a smalto stannifero, viene proprio da Faenza. Il suo nome, passato al francese e poi ai lessici del design e della storia dell’arte, è sinonimo di superfici bianche e compatte pronte a ricevere pitture raffinate, dagli istoriati rinascimentali ai motivi più grafici. È un lascito semantico – e culturale – che racconta la forza di un distretto capace di far scuola dal Quattrocento in poi. Nel Rinascimento, le botteghe faentine raggiungono una qualità che seduce corti e mercanti: blu netti, aranci caldi, verdi di rame, gialli solari. E poi la svolta elegante dei “bianchi di Faenza” – dove la purezza dello smalto domina e il decoro si fa misura – e la tavolozza “compendiaria”, essenziale ma di grande classe, amata oggi da chi ricerca un lusso silenzioso.

Il MIC: una cattedrale della ceramica (e del gusto)

Se amate le “stanze delle meraviglie”, al MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza troverete la più completa narrazione mondiale del linguaggio ceramico: oltre 60.000 opere dalle civiltà antiche ai maestri contemporanei, dall’Italia alle Americhe, dal Medio Oriente all’Estremo Oriente. Il MIC non è solo grandezza di collezione: nel 2011 l’UNESCO lo ha riconosciuto “Monumento testimone di una cultura di pace”, un titolo che premia la sua missione educativa e il recupero dopo la guerra. Tra una sala e l’altra, lasciatevi guidare dai capolavori italiani e dai Rinascimenti paralleli del mondo: capirete perché Faenza non è un semplice luogo di produzione, ma un’idea di ceramica, una grammatica che si inserisce perfettamente nella scia di altre città delle ceramiche in Italia come Vietri sul Mare in Campania e Grottaglie in Puglia.

Faenza, una passerella urbana

A Faenza la bellezza non si ferma alla ceramica. Palazzo Milzetti, sede del Museo Nazionale dell’Età Neoclassica in Romagna, è una casa-manifesto dove architettura, pittura, scultura e arti applicate compongono un insieme perfetto. Le sale affrescate, la regia degli spazi, le decorazioni di Felice Giani raccontano un’idea di vita raffinata e “teatrale” che anticipa il concetto contemporaneo di interior design come stile di vita. È un’esperienza che completa la visita al MIC: capisci da dove viene quella “cura del dettaglio” che Faenza esporta nel mondo, dal decoro di un piatto alla boiserie di un salone.
Usciti dal MIC e da Palazzo Milzetti, raggiungete il cuore scenografico della città: Piazza del Popolo, con il doppio portico elegante, il Palazzo del Podestà e il Palazzo Comunale che incorniciano il salotto urbano. Camminare sotto le arcate è come sfilare su una passerella classica: la misura delle proporzioni, l’armonia, la luce che scorre radente tra i capitelli sono il più perfetto teatro per un weekend a tema design. A pochi passi, Piazza della Libertà con la Cattedrale di San Pietro e la fontana monumentale completa la scena. La Cattedrale, grande architettura rinascimentale firmata da Giuliano da Maiano, è uno dei luoghi in cui si percepisce meglio l’idea di eleganza sobria tipica della Romagna colta: facciata pura, spazi essenziali, decori misurati. Un’estetica che dialoga con la ceramica faentina più raffinata, quella dei bianchi e dei compendiari. Prima di lasciare Faenza, fate rotta sul Museo Carlo Zauli, dedicato al grande scultore ceramista faentino che ha riscritto il rapporto tra materia e forma nel Novecento. Il museo conserva le sue opere e ospita residenze d’artista, corsi, progetti curatoriali: è uno dei punti nevralgici della scena d’oggi, il luogo dove la ceramica si sporca le mani con la ricerca.

Botteghe, scuole, network: l’ecosistema creativo faentino

La forza di Faenza è il suo ecosistema. C’è l’ISIA – Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, polo pubblico di alta formazione nel design che da decenni dialoga con il mondo della ceramica e con l’impresa creativa. Ci sono le botteghe storiche e i laboratori contemporanei che costellano il centro, animati e promossi dall’Ente Ceramica Faenza, associazione nata nel 1977 per tutelare e far crescere questo DNA. È un paesaggio culturale dove scuola, museo e bottega si parlano davvero. Nel febbraio 2025 Faenza è stata scelta dall’Italia come candidata come Città Creativa UNESCO per l’arte ceramica. Un passaggio simbolico e operative-mentale: la città si propone come modello internazionale di distretto creativo in cui le competenze manuali diventano cultura, economia e immagine. Per chi viaggia con lo sguardo dell’editor o del buyer, è un segnale forte: qui la tradizione non è cartolina, ma politica culturale. In un tempo in cui la parola artigianato rischia di essere slogan, Faenza la declina con precisione: filologia storica e ricerca contemporanea, museo e bottega, scuola e festival. Perché ha il coraggio di salire in cattedra e porsi come modello di distretto culturale replicabile e condivisibile. E perché qui si impara una lezione semplice e potentissima: la bellezza ha bisogno di regole, come una partitura. È questo il suo fascino più fashion: un’eleganza che non urla, ma resta.

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