A metà ottobre, entrare ad Alba durante i fine settimana della Fiera Internazionale del Tartufo somiglia ad una prova di resistenza. Tra comitive stipate lungo Via Vittorio Emanuele e code chilometriche per accedere ai padiglioni, la ‘capitale’ delle Langhe finisce spesso per divorare la propria stessa poesia. Basta però voltare le spalle al Tanaro e imboccare la provinciale che sale verso est per vedere il panorama cambiare registro in appena dieci minuti. Le colline si fanno più ripide, pettinate da filari geometrici che nella stagione più romantica dell’anno virano dal giallo ocra al rosso vermiglio; il traffico pesante scompare, sostituito dal rombo sommesso di qualche vecchio trattore cabinato. Arroccato su un colle che fa da sentinella tra la Bassa Langa e il Monferrato in Piemonte, Neive appare come una visione di arenaria e cotto. Qui, dove il tempo sembra regolato esclusivamente dai cicli della vite e dalle uscite notturne dei cercatori nei boschi di fondovalle, il Tuber magnatum Pico torna a essere ciò che è sempre stato.
Cosa vedere a Neive, il borgo dei curtin e del tartufo

L’autunno in Langa, spogliato del frastuono e delle speculazioni, conserva qui la sua voce più antica e sommessa. Neive possiede la rara grazia dei borghi che non hanno mai avuto bisogno di reinventarsi per compiacere i forestieri. La sua struttura urbanistica medievale è un labirinto concentrico di vicoli — i celebri curtin — che si avvolgono a spirale attorno alla sommità del colle, dove un tempo sorgeva l’antico castello. Passeggiando lungo via Cocito o salendo verso la Torre dell’Orologio, quadrangolare e austera testimone del XIII secolo, non si incontrano vetrine sgargianti né comitive scese da pullman gran turismo. Ci sono portoni carrai in rovere massiccio, cortili interni dove stagionano le cataste di legna di rovere e palazzi nobiliari in cotto piemontese che conservano una compostezza quasi sabauda. Tra questi spicca Palazzo Bongiovanni, residenza nobiliare settecentesca con affreschi d’epoca, e il vicino Palazzo dei Conti di Castelborgo. Qui l’architettura dialoga costantemente con il lavoro agricolo: Neive è infatti uno dei pochissimi comuni piemontesi a poter vantare sul proprio territorio quattro diverse denominazioni d’origine controllata e garantita (Barbaresco, Dolcetto d’Alba, Barbera d’Alba e Moscato d’Asti).
Dove mangiare e bere a Neive

A Neive il tartufo non è un’esca da locandina per turisti distratti, ma una questione di famiglia e di rispetto. Nelle trattorie di Neive il tartufo non viene venduto a piatto con ricarichi forfettari arbitrari, ma al prezzo reale di borsa della settimana che oscilla solitamente tra i 3,50 e i 4,50 euro al grammo nelle annate regolari. Un paio di indirizzi dove mangiare tartufo nel centro di Neive? L’Aromatario o l’Osteria Borgo Vecchio.
Dalle botti secolari al calice, a Neive è semplice concedersi delle soste d’autore per bere bene. Bere grandi vini a Neive non richiede infatti pellegrinaggi complessi: le cantine sono letteralmente cucite nel tessuto urbano del borgo antico. La tappa fondamentale per comprendere la vocazione del territorio è la Bottega dei Quattro Vini, situata nei locali comunali dell’antico palazzo municipale in Piazza Italia. Gestita direttamente dai produttori associati del paese, questa enoteca pubblica è il posto ideale per un aperitivo e per degustare al calice le migliori espressioni dei cru storici del Barbaresco locale — come Basarin, Albesani o Serraboella — a prezzi che partono da 5-7 euro al bicchiere, accompagnati da piattini di salame crudo e formaggio robiola di Roccaverano DOP.
Parcheggi e informazioni utili
Per vivere Neive al riparo da ogni stress, l’automobile va abbandonata subito. Evitate di salire lungo i tornanti stretti del borgo antico: lasciate il veicolo nel parcheggio gratuito di Via Circonvallazione o nel piazzale lungo via De Maria, ai piedi del centro storico. Da lì, una breve passeggiata di cinque minuti attraverso una scalinata in pietra porta direttamente alla porta d’ingresso del paese vecchio. L’orario ideale per arrivare è verso le dieci e mezza del mattino, quando il sole comincia a scaldare l’arenaria dei palazzi e la nebbia del fondovalle si ritira lentamente, lasciando scoperte le dorsali dei vigneti. Prima di ripartire, salite fino al punto panoramico di via Cocito, dove una panchina in ferro battuto si affaccia a strapiombo sull’anfiteatro collinare di Neive: lo sguardo corre dritto verso la mole quadrata della Torre di Barbaresco e, nelle giornate di vento limpido, fino alla catena delle Alpi Marittime con l’inconfondibile cuspide del Monviso che chiude l’orizzonte.
