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Dove le fiaba esistono davvero: in Toscana c’è un paese del mulino dove il tempo si è fermato (ed è magico da visitare in autunno)

Dove le fiaba esistono davvero: in Toscana c’è un paese del mulino dove il tempo si è fermato (ed è magico da visitare in autunno)

C’è una pigrizia a suo modo quasi rassicurante nel modo in cui il turismo di massa consuma la Toscana: il solito carosello tra le colline pettinate della Val d’Orcia, i pullman a due piani che intasano i bastioni di San Gimignano e i calici di rosso trangugiati a prezzo maggiorato lungo le vie murate di Monteriggioni. Chi cerca la regione arcaica, quella ruvida e scabra che odora di boscaglia, pietra arenaria e camini accesi, deve voltare le spalle alla pianura dell’Arno e puntare verso le pendici orientali del Pratomagno. Lungo l’antichissima direttrice etrusca della Setteponti, dove i terrazzamenti di muretti a secco sfidano la pendenza delle forre montane, sorge un borgo che sembra scaturito dalla fenditura stessa della roccia: Loro Ciuffenna. Il rumore dominante, prima ancora di scorgere le case, è il fragore continuo e ipnotico del torrente che si schianta sui lastroni di pietra serena. Un suono umido, minerale, che cancella istantaneamente il frastuono dell’Autostrada del Sole che scorre appena dodici chilometri più a valle.

Il mulino ad acqua di Loro Ciuffenna

Loro Ciuffenna non poggia sul terreno: è letteralmente aggrappato al baratro. Le sue case medievali, costruite con blocchi di pietra squadrati a mano, salgono a precipizio sulla forra scavata dal torrente Ciuffenna, con balconi in ferro battuto che sporgono a sbalzo su piscine naturali d’acqua color smeraldo scuro. Il cuore pulsante di questo paesaggio anfibio è il Mulino ad acqua, considerato il più antico della Toscana ancora in perfetta funzione. Documentato già nei registri comunali del 1100, questo edificio di pietra scura sembra una propaggine naturale della rupe. Non ci sono ruote verticali da cartolina come nei dipinti fiamminghi: qui lavora una ritrecina orizzontale in legno, azionata dalla forza cinetica dell’acqua convogliata attraverso una condotta forzata scavata nel masso. È possibile entrare nei locali del mulino, aperto nei fine settimana autunnali, con una modesta offerta libera di due euro lasciata per la manutenzione.

Una passeggiata a Loro Ciuffenna e dintorni

Cosa vedere a Loro Ciuffenna
Cosa vedere a Loro Ciuffenna

Attraversato il ponte medievale a schiena d’asino che scavalca la forra con un’unica arcata vertiginosa, il borgo si chiude a guscio di lumaca. Le strade lastricate salgono ripide, incrociando passaggi voltati, loggette cinquecentesche e archi coperti pensati per riparare gli abitanti dalle tramontane invernali. Uno di questi è il celebre Vicolo Buio, una galleria sotterranea scavata al di sotto delle abitazioni private dove la luce del giorno penetra a fatica anche a mezzogiorno, un tempo passaggio militare strategico e oggi rifugio d’ombre dove l’aria conserva una temperatura costante da cantina. Risalendo verso la piazza principale, si incontra la torre dell’orologio di origine medievale che domina Loro Ciuffenna. Si tratta del cassero dell’antico castello feudale dei conti Guidi, riadattato nei secoli successivi. A poca distanza, il Museo Venturino Venturi (cinque euro l’ingresso, orari ridotti nel periodo autunnale) documenta l’opera del grande artista e scultore nato proprio in queste case nel 1918, le cui figure materiche e i disegni a carboncino sembrano dialogare direttamente con la durezza primordiale della pietra locale.
La vera rivelazione del viaggio richiede però una camminata di due chilometri — o una manciata di minuti d’auto lungo la strada panoramica — verso la frazione di Gropina. Qui, isolata tra ulivi secolari dai tronchi contorti, sorge la Pieve di San Pietro, monumento nazionale e capolavoro assoluto dell’architettura romanica toscana. Costruita sui resti di un tempietto paleocristiano del V secolo, la chiesa accoglie il viaggiatore con una penombra austera, rischiarata solo da strette monofore che proiettano lame di luce polverosa sulla pietra dorata. Fermatevi davanti al pulpito circolare longobardo: un’opera d’arte enigmatica e magnetica, scolpita con figure primitive che mescolano simbologie cristiane e miti pagani. Sirene bicaudate, serpenti che si mordono la coda, nodi di Salomone e cavalieri armati: un bestiario di pietra che sfida ogni interpretazione accademica, custode silenzioso di un cristianesimo arcaico e montanaro.

Cosa e dove mangiare a Loro Ciuffenna

La cucina di Loro Ciuffenna è indissolubilmente legata alla terra terrazzata del Pratomagno e alla cultura della transumanza. L’autunno qui non è una stagione di passaggio, ma il momento in cui si tirano le somme del raccolto agricolo, a partire dal legume più prezioso del Valdarno: il Fagiolo Zolfino. Coltivato esclusivamente su questi pendii soleggiati e poveri d’acqua tra i duecento e i seicento metri di altitudine, lo Zolfino si riconosce per la buccia sottilissima — quasi impalpabile al palato — e il colore giallo zolfo chiaro. A seguire, chiedete dei tortelli di patate tirati a mano e conditi con il ragù di cinghiale dei boschi del Pratomagno, oppure una porzione di scottiglia, l’antico stracotto medievale che unisce diversi tipi di carni a pezzi piccoli rosolate nel vino rosso con erbe aromatiche e pomodoro. I veri templi locali della scottiglia e dei fagioli zolfini portano nomi come Il Cipresso (storico ristorante del borgo) o l’antica Osteria La Torre. Con un calice di Chianti Colli Aretini di una cantina della zona e una fetta di castagnaccio morbido profumato al rosmarino selvatico e arricchito da pinoli e noci locali, il conto difficilmente supera i 35-40 euro a persona.
Per mangiare con vista a Loro Ciuffenna, infine, l’indirizzo di riferimento è il ristorante Il Mulino, affacciato proprio sopra le cascate del torrente.

Come arrivare a Loro Ciuffenna

Come arrivare a Loro Ciuffenna
Come arrivare a Loro Ciuffenna

Raggiungere Loro Ciuffenna evitando i tratti più anonimi del fondovalle richiede una scelta di percorso precisa. Uscendo al casello Valdarno dell’A1, non bisogna farsi tentare dalla viabilità veloce di fondovalle, ma salire subito verso San Giustino Valdarno per imboccare la Strada Provinciale 1, ovvero il tracciato della Setteponti. Questa arteria a mezza costa, che corre a un’altitudine costante di circa trecento metri, regala uno dei panorami più autentici della campagna toscana: le case coloniche in pietra serena si alternano alle vigne di Sangiovese e agli uliveti terrazzati, mentre verso ovest la vista spazia libera sulla vallata dell’Arno e sui profili bizzarri delle Balze, le maestose formazioni d’argilla gialla ammirate e dipinte da Leonardo da Vinci nei suoi sfondi più celebri.
Per il parcheggio, la scelta più comoda è lasciare l’auto negli stalli gratuiti di Piazzale Matteotti o lungo via Banti, a ridosso dell’ingresso pedonale del paese, evitando di addentrarsi nei vicoli dove la carreggiata si stringe fino a diventare impraticabile per i veicoli moderni.

Per chi ha ancora gambe ed energia, la provinciale prosegue inerpicandosi verso i crinali d’alta quota: in meno di mezz’ora d’auto si raggiungono i pascoli sommitali della Croce del Pratomagno, a quasi 1.600 metri di quota. Lassù gli alberi cedono il passo a una brughiera d’erba dorata battuta dai venti, dove lo sguardo scivola da un lato sulle foreste casentinesi e dall’altro abbraccia l’intera Toscana centrale, fino a scorgere nelle giornate fredde e terse il profilo scuro del Monte Amiata. Un orizzonte vastissimo e solitario, perfetto contrappunto all’intimità raccolta del borgo addormentato sul fondo della gola.

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