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Il lago che si tinge di rosso è il ‘gioiello’ delle Dolomiti perfetto per ammirare il foliage

Il lago che si tinge di rosso è il ‘gioiello’ delle Dolomiti perfetto per ammirare il foliage

C’è un silenzio severo che scende sulla Val di Non non appena le cassette di legno destinate alla raccolta delle mele smettono di riempire i margini delle statali. Con l’arrivo dell’autunno i frutteti si spogliano, le nebbie mattutine si incagliano tra i castagneti e l’aria si fa tagliente, con quel profumo metallico tipico dell’inverno imminente. La maggior parte dei visitatori abbandona il Trentino convinta che la stagione sia finita, lasciando campo libero a chi conosce il vero segreto di queste valli. Risalendo la stretta forra scavata dal torrente Tresenga, tra pareti calcaree che sembrano richiudersi a tenaglia sopra la carreggiata, la strada sbatte d’improvviso contro una conca glaciale sospesa a 1.178 metri di quota. È qui che riposa il Lago di Tovel.

Perché il Lago di Tovel diventa rosso

Lago di Tovel rosso
Lago di Tovel rosso

Per decenni i rotocalchi lo hanno venduto al mondo come il lago rosso, alimentando miti ancestrali; oggi quel fenomeno biologico appartiene agli archivi scientifici, ma l’autunno continua a compiere quel fantomatico prodigio. Quando le Dolomiti di Brenta caricano d’ambra i loro larici e i faggi virano al ruggine, lo specchio d’acqua non ha bisogno di alghe per prendere fuoco. Offre allo sguardo del visitatore un incendio vegetale capace di azzerare qualsiasi nostalgia per il foliage nordamericano. Per comprendere il magnetismo di questa conca bisogna fare i conti con la sua memoria minerale e biologica. Fino all’estate del 1964, la baia sud-occidentale del bacino si tingeva regolarmente di un rosso cremisi denso, quasi opaco, tanto da sembrare una ferita aperta tra i monti. I valligiani ci costruirono attorno la leggenda della regina Tresenga, morta con i suoi soldati sulle rive per difendere il regno dall’invasione del re di Tuenno; la scienza, più prosaicamente ma con altrettanto fascino, identificò il colpevole nella Tovellia sanguinea, una microscopica dinoflagellata ricca di carotenoidi che proliferava grazie all’azoto e al fosforo rilasciati dagli armenti delle malghe circostanti. Con il mutare delle pratiche d’alpeggio e la riduzione del bestiame, l’alga ha smesso di fiorire con quell’intensità parossistica, scomparendo quasi del tutto. Lungi dall’aver impoverito il sito, la fine dell’arrossamento ha restituito all’acqua una purezza ottica sconcertante. Il fondale di Tovel è oggi una distesa di tronchi fossili sommersi millenni fa, perfettamente conservati dal gelo e visibili fino a dieci metri di profondità attraverso un’acqua che oscilla tra il turchese caraibico e il verde petrolio. Chi cerca il rosso non deve guardare dentro l’acqua, ma lungo il suo perimetro: le fitte bancate di faggi secolari e le torce dorate dei larici creano una saturazione cromatica che ribalta le proporzioni tra cielo, bosco e sedimento roccioso.

Come visitare il Lago di Tovel

Il modo più autentico per appropriarsi della solitaria, autentica bellezza del Lago di Tovel è percorrere l’anello che ne cinge l’intero perimetro. Si tratta di una traccia di circa quattro chilometri e mezzo, priva di dislivelli proibitivi, che richiede un paio d’ore muovendosi con calma e ammirando il panorama. Si parte generalmente dalla sponda nord, superando il Centro Visitatori del Parco Naturale Adamello Brenta — aperto nei fine settimana autunnali dalle 10:00 alle 17:00, ingresso gratuito — dove plastici interattivi e reperti storici spiegano nel dettaglio il declino della fioritura algale e la presenza stabile dell’orso bruno tra queste gole. Proseguendo in senso orario, il sentiero si trasforma presto in una passerella di legno addossata alle pareti a strapiombo, per poi scendere sulle famose Rive Bianche. Qui la riva non è fatta di terra o fango, ma di una ghiaia calcarea fine e candida, scaturita dallo sfaldamento millenario delle creste della Cima Brenta. Camminare lungo questa battigia d’alta quota regala l’illusione ottica di una spiaggia tropicale incastonata tra conifere alpine.
Fermarsi alla linea di costa significa cogliere solo metà della partitura paesaggistica. Alle spalle della baia rossa si stacca il sentiero CAI 311, una traccia più ripida ma generosa che risale il versante montuoso fino ai 1.740 metri di Malga Tuena. Servono gambe allenate e circa un’ora e quaranta minuti di passo costante per coprire i seicento metri di dislivello, salendo attraverso canaloni dove il profumo di resina si mescola a quello del fogliame marcescente. Lungo la salita, la vista sul lago si apre a cannocchiale: Tovel appare come una gemma incastrata tra le pareti strapiombanti della Val Scura, un occhio glauco isolato dal mondo. A Malga Tuena, prima della chiusura stagionale definitiva di inizio novembre, l’accoglienza ha il calore della legna di faggio che arde nella stube. Non aspettatevi fronzoli da resort stellato, ma sostanza pura: un piatto abbondante di tortel di patate servito bollente, con una crosta dorata e croccante che racchiude un cuore morbido, accompagnato da formaggi, salumi (come la mortandela) e soprattutto cavolo cappuccio o fagioli “borlotti” in insalata con cipolla. Con circa 25-30 euro si fa un’immersione nei sapori aspri e rassicuranti dell’alpeggio.

Come arrivare al Lago di Tovel

Come arrivare al Lago di Tovel
Come arrivare al Lago di Tovel

Da Tuenno si imbocca la strada provinciale 14 che risale la valle per una dozzina di chilometri. Da maggio a fine ottobre il transito dei veicoli privati è regolamentato per preservare il fragile ecosistema della riserva, ed è obbligatorio prenotare lo stallo nei parcheggi a ridosso del lago. La gestione e la prenotazione dei parcheggi per il Lago di Tovel (come il parcheggio Glare, Laviel, Capriolo o Lago) è centralizzata attraverso il portale turistico ufficiale dell’Azienda per il Turismo (APT) Val di Non o specifiche app di mobilità locali. Spesso il costo della sosta in estate e nei weekend autunnali può anche arrivare a 12 euro per i parcheggi più vicini al lago, con tariffe variabili a seconda della fascia oraria e del periodo. Sulla via del rientro, non affrettatevi a riprendere la via dell’Adige. Poco fuori Sanzeno, a una ventina di minuti da Tuenno, merita una deviazione il Santuario di San Romedio. Si abbandona l’auto e si percorre il sentiero scavato nella roccia lungo una parete verticale che costeggia un antico canale irriguo medievale: un percorso pianeggiante di circa quaranta minuti che conduce all’eremo, arroccato su uno sperone calcareo alto oltre settanta metri e collegato da una ripida scala di 131 gradini.

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