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A quasi 2000 metri c’è il lago alpino più assurdo d’Italia: è così azzurro da sembrare finto, ma è tutto vero

A quasi 2000 metri c’è il lago alpino più assurdo d’Italia: è così azzurro da sembrare finto, ma è tutto vero

Sulle Dolomiti ampezzane chi cerca l’impatto crudo con la montagna deve voltare le spalle alle vetrine di Cortina d’Ampezzo e guidare verso est. Risalendo i tornanti che tagliano i boschi di conifere fino ai 1.809 metri del Passo Tre Croci, inizia l’avvicinamento a un’anomalia geologica che ha saturato i feed dei social network, finendo per essere fraintesa: il Lago di Sorapis. Molti salgono convinti di trovare una piscina naturale a uso e consumo di uno scatto fotografico; arrivati in quota, però, è la montagna più pura che torna ad imporre le sue regole. Il colore di questo bacino sospeso a quasi duemila metri non ha nulla di artificiale. È una sfumatura di blu elettrico così lattiginosa, densa e impenetrabile da sembrare tempera versata sulla nuda roccia.

Perché il Lago di Sorapis è così blu?

Lago di Sorapis blu
Lago di Sorapis blu

L’azzurro irreale del Sorapis è firma di un ghiacciaio morente. Le acque che riempiono la conca derivano dalla fusione delle nevi superiori le quali, scivolando lungo le pareti calcaree, portano con sé una finissima polvere di roccia, il cosiddetto “latte glaciale”. Questo limo di carbonato di calcio e magnesio rimane in sospensione nell’acqua, riflettendo le lunghezze d’onda del blu e del verde con un’intensità che disorienta l’occhio umano.
A incorniciare questa lente liquida si erge un’architettura di crode dolomitiche che quasi incute soggezione. L’occhio viene inesorabilmente calamitato verso l’alto, dove svetta la guglia isolata del Dito di Dio, un monolite calcareo alto 2.603 metri che domina l’intero gruppo montuoso del Sorapis. Nelle rare giornate in cui l’aria è perfettamente immobile e la brezza tace, questa torre di roccia si specchia fedelmente sulla superficie opaca del lago, creando una simmetria perfetta tra la durezza della pietra e la densità dell’acqua.

Come arrivare al Lago di Sorapis

Come arrivare al Lago di Sorapis
Come arrivare al Lago di Sorapis

Per guadagnarsi questa epifania cromatica, si imbocca il Sentiero CAI 215 direttamente dai bordi della Strada Regionale 48 al Passo Tre Croci. I primi quaranta minuti di camminata scorrono placidi tra radici affioranti, fitti lariceti e pini mughi che spandono nell’aria un profumo resinoso, quasi balsamico, esaltato dall’umidità mattutina. Poi il tracciato si restringe, esce dalla vegetazione e si aggrappa alle pareti verticali delle Cime di Marcoira dove gradoni di roccia scivolosa e passaggi esposti sopra canaloni vertiginosi richiedono passo fermo. I tratti più delicati sono messi in sicurezza da cavi metallici e scale di ferro fissate nella pietra viva; nulla di impossibile per un escursionista medio, ma un banco di prova serio per chi soffre di vertigini. Dopo circa due ore di marcia e quasi trecento metri di dislivello positivo, il sentiero spiana improvvisamente, aggira un ultimo costone roccioso e consegna il paesaggio all’acqua. Il Lago di Sorapis non appare gradualmente: esplode con la violenza di un’allucinazione.
A un centinaio di metri dalle sponde del lago, mimetizzato tra i blocchi di roccia, sorge il Rifugio Vandelli. Storico presidio del CAI di Venezia fondato nell’Ottocento e ricostruito dopo gli incendi delle guerre mondiali, è il rifugio alpino nella sua accezione più autentica.

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