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5 borghi sul mare da scoprire in Italia: itinerario tra cartoline sull’acqua che resistono al tempo

5 borghi sul mare da scoprire in Italia: itinerario tra cartoline sull’acqua che resistono al tempo

C’è un’ordinanza del 1612, firmata dal Senato della Repubblica di Genova, che proibiva severamente ai pescatori di lasciare le reti ad asciugare sulle pietre dei moli durante le ore di preghiera. La pena non era una multa, ma il sequestro del pescato. Il motivo? Il profumo delle sarde e degli scampi messi al sole era così violento e seducente da svuotare le chiese, spingendo persino i chierici a disertare l’altare per scendere tra i gozzi. Questa tensione costante tra il sacro della pietra e il profano del mare è la spina dorsale dei borghi costieri italiani. Avamposti nati per necessità di difesa o di commercio, dove la salsedine non è un elemento decorativo, ma un acido che corrode gli intonaci e forgia i caratteri.

5 borghi sul mare da visitare in Italia

Castelsardo
Castelsardo

Oggi, mentre il turismo balneare di massa fagocita le coste trasformandole in parchi giochi standardizzati, esistono cinque enclave che resistono. Cinque frammenti di geografia dove la verticalità della roccia, la sapienza delle mani e la durezza della trachite offrono ancora un rifugio a chi cerca la sostanza oltre la cartolina.

Tellaro: l’enigma del polpo e della pietra scura

Tellaro
Tellaro

Se le Cinque Terre sono ormai un’esposizione a cielo aperto con tanto di tornelli, pochi chilometri più a est c’è un luogo che ha mantenuto una chiusura aristocratica. Tellaro è un incastro di case alte e strette che sembrano scivolare verso gli scogli del Golfo dei Poeti. La leggenda locale racconta di un polpo gigante che, nella notte del 1660, suonò le campane della chiesa di San Giorgio per avvisare la popolazione dell’attacco dei pirati saraceni. Al di là del mito, Tellaro impone un silenzio severo. I caruggi sono stretti, umidi, pavimentati con ciottoli di fiume che mettono alla prova le suole. Per pranzo, evitate le terrazze della piazza e cercate l’Osteria del Polpo. Ordinate il polpo alla tellarese, bollito e condito semplicemente con patate, olio buono di frantoio locale, limone e una spolverata di prezzemolo. Il conto si aggira sui 35-40 euro a persona. Il dettaglio dell’insider: camminate fino alla marina al crepuscolo, quando i gozzi di legno vengono tirati a secco lungo lo scalo. La pietra grigia delle mura arretra, lasciando spazio a un mare scuro denso di alghe.

Sperlonga: il bianco accecante e l’antro dell’imperatore

Sperlonga
Sperlonga

Prendete la Via Flacca, scendete verso il litorale laziale e vi troverete davanti a una cascata di calce bianca che evoca le isole greche, ma con un rigore tutto romano. Sperlonga sorge su uno sperone di roccia che taglia in due il litorale, una struttura difensiva contro le scorrerie dei corsari barbareschi che ha mantenuto intatta la sua geometria di archi, scale e cortili interni. Ma il vero centro di gravità è il Museo Archeologico Nazionale e la Grotta di Tiberio (via Flacca km 16.300, ingresso 7 euro, aperto dalle 8:30 alle 19:30). Qui l’imperatore Tiberio fece costruire una villa monumentale attorno a una cavità naturale marina, usandola come sala da pranzo estiva. I frammenti delle sculture colossali ritrovati nell’antro — tra cui il celebre gruppo di Scilla che divora i compagni di Ulisse — sono un monito sul lusso brutale dell’antichità. Dopo la visita, fermatevi alla bottega Fiordaliso nel borgo alto per comprare il saporito sedano bianco di Sperlonga IGP, perfetto per pulire il palato prima di un aperitivo con una mozzarella di bufala campana DOP.

Castelsardo: la sentinella di trachite che guarda la Corsica

Castelsardo, informazioni utili
In Sardegna la costa è spesso sinonimo di spiagge di quarzo, ma nel nord dell’isola c’è una fortezza ghibellina che vive di pendenze e di vento. Castelsardo è una piramide di pietra vulcanica che sorge a picco sul Golfo dell’Asinara. Fondata dai Doria nel XII secolo, la cittadina conserva l’intonaco scuro delle sue mura, che assorbe la luce del sole estivo per restituirla calda solo nelle ore notturne. La vita qui si misura con il movimento delle mani delle donne sedute sulle soglie di via Roma, intente a intrecciare le ceste di tifa e rafia. È il cuore del MIM, il Museo dell’Intreccio Mediterraneo (all’interno del castello, ingresso 5 euro). Se cercate la cucina di scoglio vera, prenotate alla Trattoria L’Impero. Chiedete l’Aragosta alla Castellanese, preparata con una salsa densa a base di uova del crostaceo e limone. Una cena qui richiede circa 60-80 euro, ma è il prezzo da pagare per assaggiare la cucina di una flotta che non ha mai smesso di pescare tra le correnti dello stretto.

Chianalea di Scilla: dove il letto tocca l’acqua

Scilla
Scilla

La Calabria marittima si condensa in un rione di poche centinaia di metri. Chianalea, la parte più antica di Scilla, è chiamata la Venezia del Sud, ma senza la monumentalità dei canali veneti. Qui le case sono costruite direttamente sugli scogli e il mare si infiltra tra gli edifici, bagnando le porte d’ingresso. Il rumore dominante è quello della risacca dell’acqua che sbatte contro le fondamenta di pietra.
Chianalea vive della pesca del pesce spada, una caccia ancestrale che si pratica ancora con le passerelle, imbarcazioni speciali con un albero altissimo per l’avvistamento. Per il pranzo, cercate il ristorante Glauco. La terrazza è sospesa sulle onde e il carpaccio di pesce spada affumicato con legno di ulivo è una lezione di purezza alimentare. Il conto si attesta sui 50 euro. Prima di ripartire, salite fino al castello dei Ruffo che domina lo sperone roccioso: lo sguardo taglia lo Stretto di Messina, offrendo la vista ravvicinata delle coste siciliane che tremano nella calura estiva.

Marzamemi: il respiro del tonno e la pietra di Noto

Marzamemi
Marzamemi

La Sicilia dei vicoli e del barocco cede il passo all’archeologia industriale a Marzamemi, un borgo marinaro nato attorno a una delle tonnare più antiche dell’isola, risalente alla dominazione araba. Piazza Regina Margherita è un quadrato di travertino giallo e case di pescatori a un solo piano, oggi trasformate in caffè e botteghe di ricerca estetica. La piazza ha una coralità cinematografica (Gabriele Salvatores ci girò Sud), ma il motivo per venire qui è l’alchimia della conservazione del pesce. Entrate da Campisi o da Adelfio, le due botteghe storiche che presidiano il borgo. Comprate la bottarga di tonno rosso artigianale, essiccata con il sale di Vendicari, o la ventresca sott’olio. Per la cena, il tavolo da prenotare è alla Taverna La Cialoma. Mangiare gli spaghetti con i pomodorini di Pachino e il finocchietto selvatico seduti sulle sedie azzurre della terrazza che guarda

lo Ionio è un esercizio di rilassamento visivo. Spesa media: 45-55 euro, abbinando un calice di Grillo o di Carricante dell’Etna.

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