Posti & Segreti

Nonostante il nome non è in Toscana: Tuscania, la piccola Roma della Tuscia è un prezioso borgo murato scolpito nel tufo

Nonostante il nome non è in Toscana: Tuscania, la piccola Roma della Tuscia è un prezioso borgo murato scolpito nel tufo

Dimenticate per un attimo la Toscana. Sì, avete letto bene. Nonostante il nome possa trarre in inganno i viaggiatori più distratti, Tuscania non si trova oltre il confine di Radicofani, ma nel cuore pulsante e selvaggio della Tuscia viterbese. Eppure c’è un motivo se il suo nome evoca terre nobili: Tuscania è, per molti versi, l’essenza stessa dell’eleganza etrusca e medievale, un luogo dove il tufo si fa seta e la storia non si legge sui libri, ma si respira tra i vicoli che profumano di lavanda.
Siamo nel 2026, e Tuscania resta lì, orgogliosamente silenziosa, adagiata sui suoi sette colli come una piccola Roma in miniatura.

Tuscania, viaggio nelle basiliche della Tuscia

Tuscania, Basilica di San Pietro
Tuscania, Basilica di San Pietro

Bisogna lasciare il centro abitato e salire verso un isolamento quasi sacro. Davanti a voi appare lei: la Basilica di San Pietro, arrampicata sull’omonimo colle di San Pietro. Più che una chiesa è un’apparizione. Il suo rosone, un intricato merletto di pietra, ha visto passare secoli di pellegrini e cavalieri. Con la sua facciata che mescola il candore del marmo alla calda porosità del tufo, San Pietro è un capolavoro del romanico che sembra sorvegliare la valle sottostante come una sentinella dalla storia millenaria.
Curiosità per cinefili: Se varcando la soglia avvertite un senso di déjà-vu, non state sognando. Questo luogo è stato il set prediletto dai giganti del cinema. Qui Pier Paolo Pasolini girò scene de Il Vangelo secondo Matteo e Franco Zeffirelli scelse questi marmi per il suo immortale Romeo e Giulietta. Camminare nella navata centrale, tra i pavimenti cosmateschi e la cripta sostenuta da ventotto colonne tutte diverse tra loro, significa calpestare la stessa polvere delle stelle del cinema e dei santi.
Ai piedi del colle di San Pietro si trova la sua “sorella”, la Basilica di Santa Maria Maggiore. Se San Pietro è la maestosità, Santa Maria Maggiore è il misticismo. Entrate con calma e lasciate che gli occhi si abituino alla penombra. L’abside ospita un affresco del Giudizio Universale che vi lascerà senza fiato. È un’opera prepotente, carnale, dove il bene e il male si scontrano in una danza di colori che il tempo non ha saputo sbiadire. Ma il vero gioiello è il fonte battesimale ottagonale, un richiamo alla simbologia dell’ottavo giorno, quello della creazione nuova. Qui la storia si fa arte e l’arte si fa preghiera, indipendentemente dal credo di chi guarda.
Dopo tanta arte, Tuscania vi regala il cielo. Il punto panoramico del Rivellino è, senza mezzi termini, uno dei belvedere più emozionanti d’Italia. Da qui, lo sguardo spazia sulle mura medievali intatte, sulle torri che svettano verso le nuvole e sulla valle del fiume Marta che scorre lenta verso il mare.

Il miracolo della resurrezione: la ferita del 1971

Basiliche di Tuscania
Basiliche di Tuscania

Non si può raccontare la Tuscania del 2026 senza ricordare il suo momento più buio. Il 6 febbraio 1971 un violento terremoto squarciò il silenzio di queste valli, mettendo in ginocchio il borgo e rischiando di cancellare per sempre i suoi capolavori. Ma la pietra di Tuscania è dura come la volontà dei suoi abitanti. La ricostruzione è stata un atto d’amore collettivo, un restauro così accurato da aver reso il borgo un modello di resilienza. Oggi, passeggiando tra le case di tufo dorato, le cicatrici sono quasi invisibili, trasformate in rughe d’espressione di una città che ha saputo rinascere dalle proprie macerie. Questo spirito di “rinascita” è lo stesso che abbiamo incontrato a Matera e che qui, nella Tuscia, assume una sfumatura ancora più intima e raccolta.

Tuscania, una piccola Provenza italiana

Se visitate Tuscania tra giugno e luglio, preparatevi a cambiare tavolozza di colori. La città è diventata la capitale italiana della lavanda. I colli circostanti si tingono di un viola intenso che nulla ha da invidiare ai campi del Luberon francese. Il profumo invade le strade, entra nelle botteghe artigiane e diventa l’ingrediente segreto di gelati e biscotti. L’eredità di questa pianta resta nell’aria tutto l’anno, nei saponi fatti a mano e negli oli essenziali che sono diventati il souvenir più autentico di questo angolo di Lazio.
Ti ha affascinato l’idea di perderti tra il viola della lavanda e l’oro del tufo? Se vuoi pianificare il tuo weekend nella Tuscia, puoi Tuscania a Civita di Bagnoregio o ai giardini magici di Bomarzo.

Share this post

postiesogni.it