Il vento caldo di scirocco soffia a trenta nodi dritto dall’Africa, piegando le pale dei fichi d’India e sollevando una polvere finissima, quasi impalpabile, che colora il cielo di un ocra acceso. Sotto i piedi, la pietra lavica di un dammuso trattiene il calore accumulato durante le ore del pomeriggio, rilasciandolo lentamente nell’aria salmastra dell’estate. Non è un’isola rassicurante, non offre le spiagge di sabbia bianca delle Baleari né la mondanità patinata di Capri. È una zolla di basalto e ossidiana scagliata nel canale di Sicilia, più vicina alle coste di Kelibia che a quelle di Agrigento tanto che nelle giornate di maestrale pulito, le montagne della Tunisia appaiono così vicine da sembrare a portata di mano. C’è una ragione precisa per cui i marinai arabi del IX secolo chiamavano questo scoglio Bint al-Riyah, la Figlia del Vento. Pantelleria è un’isola di basalto nero, distese di capperi arrampicate sui terrazzamenti e giardini panteschi, quelle torri circolari in pietra a secco erette per proteggere un singolo albero di agrume.
Perché Pantelleria non è un’isola per tutti

Pantelleria è un luogo di una bellezza aspra e aristocratica, che rifiuta la cosmetica del turismo di massa e richiede grande attenzione prima di concedere i suoi segreti. Pantelleria è rifugio, luogo speciale e dell’anima dove la vita si svolge all’interno dei bagli, attorno alle piscine calde scavate nella roccia o lungo i sentieri che salgono verso la Montagna Grande. Qui lo scirocco e il maestrale non soffiano: piallano. Modellano le chiome degli ulivi fino a costringerli a strisciare a terra, scavano le rocce d’ossidiana fino a renderle affilate come bisturi e asciugano l’umidità prima ancora che possa trasformarsi in pioggia. Quando nell’Ottocento i contadini panteschi capirono che l’acqua dolce era un privilegio raro, inventarono un’architettura della sopravvivenza che non ha eguali nel Mediterraneo: piantarono la vite dentro conche profonde mezzo metro per proteggerla dalle raffiche e costruirono i dammusi, con i loro tetti a cupola imbiancati a calce pensati per incanalare ogni singola goccia di rugiada verso le cisterne sotterranee.
Il Lago Specchio di Venere, benessere termale
Il baricentro minerale dell’isola rivela subito la sua natura primordiale. Il lago Specchio di Venere, un lago naturale formato all’interno di una caldera vulcanica nella parte nord-orientale, è un bacino alimentato da sorgenti termali che raggiungono i 50°C. L’acqua varia dal verde smeraldo al turchese intenso, incorniciata da sponde di fango sulfureo ricchissimo di minerali. Negli ultimi cinquant’anni nelle acque e sulle sponde di questo specchio d’acqua pantesco ci si spalma il fango grigio sulla pelle, si attende che il sole dello scirocco lo asciughi trasformandolo in una crosta spessa, e poi ci si tuffa nelle bolle calde delle sorgenti per sciacquarsi.
Poco distante, salendo verso le colline di Sibà, la terra torna a mostrare la sua voce attraverso le Favare: getti di vapore acqueo che fuoriescono dalle fessure della roccia a oltre 100°C. Entrare nella Grotta di Benikulà, una sauna naturale ricavata in una spaccatura della montagna, significa sedersi su panche di pietra al buio, avvolti da un vapore purificante che sa di terra profonda e minerale. L’accesso alla grotta è libero, ma il momento migliore per risalire il sentiero è il tardo pomeriggio, quando la calura estiva cede il passo alle correnti fresche della Montagna Grande.
Le spiagge di Pantelleria, le spiagge eroiche dell’isola
Cercare la sabbia a Pantelleria è come cercare il classico ago in un pagliaio. Qui la parola “spiaggia” si traduce in piattoni di pietra lavica lisciata dalle onde, insenature vulcaniche e discese a mare scolpite dall’ossidiana. La costa richiede passo fermo e scarpe da scoglio, ma in cambio regala un’acqua di una trasparenza quasi irreale, dove la linea del fondale precipita subito nel cobalto. L’Arco dell’Elefante è la cartolina minerale dell’isola: un colossale promontorio di basalto grigio che ricorda la proboscide di un pachiderma immersa nell’acqua, perfetto per tuffi da altezze importanti o per una nuotata verso le calette adiacenti. Se cercate una piattaforma naturale dove stendere l’asciugamano in totale solitudine, spingetevi fino alla Balata dei Turchi. Un tempo scalo clandestino di pirati, oggi si raggiunge tramite una pista sterrata che taglia i terrazzamenti di zibibbo; l’arrivo si apre su una spianata di lava nera piallata dal mare, incastrata sotto pareti di roccia alte oltre cento metri. Per chi desidera un’esperienza più intima e termale anche sul mare, Cala Gadir offre vasche scavate nella roccia dove sgorga acqua calda fino a 50°C, utilizzate fin dall’epoca romana.
Pantelleria da gustare tra passiti, capperi e sapori mediterranei
Se la geologia definisce il paesaggio, è l’ostinazione contadina ad avergli dato una forma. La coltura della vite ad alberello di Pantelleria è stata riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità: non per la quantità prodotta, ma per il valore di un gesto manuale che rifiuta qualsiasi meccanizzazione. I tralci dello Zibibbo vengono potati corti, quasi interrati, per evitare che il vento li spezzi. Dall’appassimento di questi acini dorati sui graticci al sole di agosto nasce il Passito di Pantelleria DOC, un nettare denso che profuma di dattero, fico secco e scorza d’arancia candita. Accanto al vino, il sovrano dell’isola resta il Cappero di Pantelleria IGP: piccolo, sodo, conservato esclusivamente sotto sale marino grosso, capace di rilasciare una sapidità acida che trasforma qualsiasi piatto di pasta in un’esperienza d’altare.
La gastronomia dell’isola è il risultato di un métissage secolare tra la tradizione marittima siciliana e la matrice araba del Nord Africa. Qui la farina di semola non incontra solo la carne, ma viene incocciata a mano e cotta al vapore sopra un brodo concentrato di cernia, scorfano e verdure dell’orto. Per una cena che celebri questa cucina di confine senza concessioni al folklore da cartolina, la tappa obbligata è il ristorante Il Principe e il Pirata. La terrazza sporge direttamente sulla scogliera di basalto nero e il loro Couscous di cernia con verdure fritte è preparato seguendo un rituale che richiede ore di lavorazione. Il conto medio si attesta sui 55-70 euro a persona, compreso un calice di Catarratto locale fresco. Se invece cercate un’atmosfera più casalinga, la Trattoria Da Pina serve un Raviolo pantesco riempito di ricotta fresca e menta selvatica condito con un pesto di pomodoro crudo, aglio e basilico che riequilibra il calore della giornata.
Cosa indossare a Pantelleria

La luce della sera si spegne lentamente dietro la sagoma scura di Rekhale, mentre le prime stelle iniziano a punteggiare il cielo privo di inquinamento luminoso. Sulla terrazza del dammuso, il profumo del cappero in fiore si mescola a quello del mirto schiacciato dal vento. Infilarsi il maglione in cotone pesante sopra la camicia ancora ruvida di sale è un gesto che restituisce il senso profondo dell’isola: una terra che richiede sforzo, ma che ripaga con una bellezza incontaminata e severa. E allora cosa indossare durante una vacanza a Pantelleria?
La risposta al vento costante e alla rifrazione del sole sulle rocce scure è la camicia in lino a trama spessa. Scegliete tonalità terrose: il tabacco, il sabbia, l’oliva o il bianco sporco. Si indossa morbida, con le maniche arrotolate sugli avambracci, sopra il costume durante le sessioni in barca a Cala Levante o come unico strato per una cena a base di couscous di pesce. La fibra naturale del lino protegge dal sole senza trattenere l’umidità.
Abbandonate i denim rigidi o i tessuti elastici. Il pantalone ideale per muoversi tra i gradini in pietra dei dammusi è ampio, dotato di una coulisse in vita e realizzato in canapa o cotone grezzo. Questi materiali resistono al sale, non si rovinano se poggiati sulle scogliere di Gadir e offrono una ventilazione costante quando la temperatura sale. Una tonalità notte o marrone bruciato mimetizza la polvere rossa dei sentieri della Montagna Grande.
L’ingresso in acqua a Pantelleria avviene quasi sempre tuffandosi da scogli calcarei o basaltici. Il bikini sottile è poco pratico sulle rocce affilate di Rekhale o dell’Arco dell’Elefante. La scelta cade su un costume intero ad alta densità, scollato sulla schiena ma strutturato, nei toni dell’ossidiana o del verde salvia. Funziona come capo tecnico per le immersioni nelle acque profonde di Balata dei Turchi e si trasforma in un top elegante abbinato a una gonna a ruota o a un pantalone palazzo per l’aperitivo da Sesiventi.
Come arrivare, come muoversi e info utili

Pantelleria è servita dall’aeroporto locale con voli diretti dalle principali città italiane durante la stagione estiva (operati da compagnie come DAT e Volotea) o via mare tramite traghetti e aliscafi da Trapani con le compagnie Liberty Lines e Siremar. Una volta sbarcati, dimenticate i taxi: è indispensabile noleggiare un vecchio Mehari, uno scooter o una Mehari elettrica per muoversi tra le contrade. Le strade sono strette, serpeggianti e priva di illuminazione artificiale notturna.
I venti: consultare sempre le previsioni del vento. Se soffia lo Scirocco da sud, le calette riparate si trovano a nord (Cala Cinque Denti); se soffia il Maestrale, ci si sposta a sud (Gadir o Cala Levante).
