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Sembra una piccola Venezia gotica, ma è un’isola segreta sul lago: come visitare l’isola privata più esclusiva del Garda

Sembra una piccola Venezia gotica, ma è un’isola segreta sul lago: come visitare l’isola privata più esclusiva del Garda

Il mogano dello scafo fende l’acqua grigio-ardesia con un fruscio secco, sollevando una scia di spuma che odora di alghe fredde e mentastro selvatico. La prua punta verso una sagoma scura che taglia il golfo di Salò, lontano dalle rotte sature dei traghetti di linea diretti a Sirmione o Malcesine. Poi, all’improvviso, la cortina di lecci e cedri dell’Atlante si apre. Non è una villa di delizia lacustre quella che sale dalla roccia nuda: è un miraggio di trafori in pietra di Vicenza, un ricamo di trifore archiacute e merlature che sembrano strappate al Bacino di San Marco e calate d’un tratto su una zattera di scoglio. La carena urta con un tonfo sordo i parabordi del pontile privato; l’aria della riva investe il respiro con una densità improvvisa, intessuta di resina di pino marittimo, zagara e pietra bagnata. Il motore tace. Rimane soltanto lo sciacquio ritmico del Benaco contro i murazzi di contenimento, mentre l’ombra della loggia sovrastante cancella il riverbero del mezzogiorno. L’Isola del Garda sfugge alla topografia convenzionale del lago per farsi palinsesto.

Isola del Garda, storia di un luogo sospeso

Prima che l’eclettismo neogotico ne ridisegnasse il profilo, questo sperone calcareo fu scoglio di romiti e cenobio francescano: nel 1220 vi approdò Francesco d’Assisi, individuando nella solitudine circondata dai flutti il luogo esatto per una cella di preghiera, seguito più tardi dalle meditazioni di San Bernardino da Siena. Di quel rigore monastico, tuttavia, la Belle Époque spazzò via ogni traccia d’austerità. Tra il 1894 e il 1901 il duca Gaetano de Ferrari e la consorte russa, l’aristocratica Maria Sergeyevna Annenkoff, decisero di imprimere alla roccia un destino monumentale. Chiamarono da Genova l’architetto Luigi Rovelli, affidandogli il compito di trasfigurare il preesistente casino di caccia dei Lechi in una scenografia totale. Rovelli non cercò l’armonia neoclassica delle residenze lariane; scelse l’audacia di un neogotico veneziano esasperato, scenografico, quasi vertiginoso. Guardando dal molo verso l’alto, la torre merlata scandisce il cielo con un piglio fiero, mentre la loggia a cinque arcate trilobate rilegge i moduli di Palazzo Ducale e Ca’ d’Oro, traducendoli in una lingua terragna e minerale. C’è una tensione precisa nei capitelli fogliati, nelle cornici dentellate che orlano il cornicione, nel contrappunto cromatico tra la pietra chiara e il cotto locale. L’edificio non asseconda la morfologia dell’isola: la domina, trasformando una scheggia di calcare in un palazzo galleggiante che sembra attendere, da un secolo, l’ingresso solenne di un Bucintoro mai arrivato.

Isola del Garda, cosa vedere tra villa e giardini

Oltre la severità dell’architettura si spalanca un dominio vegetale concepito non come semplice cornice, ma come organismo vivente aggrappato ai terrazzamenti artificiali. Il giardino all’italiana si snoda su piani digradanti verso l’acqua, una successione di terrazze pensili dove il bosso nano (Buxus sempervirens) è potato secondo i canoni rigorosi della topiaria: siepi geometriche che disegnano stemmi araldici, labirinti formali e volute che dialogano con la superficie immobile del bacino lacustre. Qui il microclima del Benaco rivela la sua anomalia mediterranea, protetta a settentrione dalla dorsale delle  Prealpi Bresciane e aperta ai venti miti del Garda inferiore. Lungo i muretti a secco, i vasi in terracotta custodiscono canfori imponenti, palme della Cina, bouganville che arrampicano sui fusti dei cipressi centenari. Passeggiando lungo il perimetro delle balze, il terreno scende ripido fino a mutare registro nel parco all’inglese: le conifere esotiche cedono il passo a querce autoctone, allori monumentali e una macchia d’ombre fitte dove la luce filtra a lame, interrotta soltanto dal volo basso di aironi cenerini che nidificano indisturbati sulle sponde rocciose dell’isolotto di San Biagio, poco distante.

Ciò che preserva questo luogo dalla sterilità museale è la sua ostinata natura domestica. L’Isola del Garda non appartiene a un fondo d’investimento né a un circuito demaniale: è la casa viva della famiglia Borghese Cavazza. I sette fratelli Cavazza ne custodiscono i confini con una devozione privata, accogliendo il visitatore non come turista, ma come ospite transitorio a cui è concesso sbirciare dietro il sipario di una dinastia secolare. Varcando la soglia della loggia terrena, l’eco dei passi risuona sul pavimento a motivi geometrici. Accanto a sculture d’epoca e arredi storici compaiono dettagli di vita vissuta: un cappello di paglia lasciato su un cassone secentesco, libri d’arte aperti su tavolini intarsiati, fotografie in bianco e nero della contessa Livia Borghese che ritraggono navigazioni d’inizio Novecento. L’esperienza culmina sulla terrazza d’onore, dove la vista si allarga senza ostacoli verso la Rocca di Manerba e la penisola di Sirmione, ridotta a una sottile linea d’orizzonte.

Come arrivare e come visitare Isola del Garda

L’accesso all’Isola del Garda è regolato da una disciplina rigorosa che ne preserva la fragilità: la dimora apre i suoi approdi esclusivamente da aprile a ottobre inoltrato, ed è imperativo riservare il passaggio con congruo anticipo attraverso i canali ufficiali della proprietà. Non esistono collegamenti pubblici di linea; il biglietto include sempre la traversata a/r su imbarcazioni private convenzionate e il percorso narrato tra parco, giardini e sale del palazzo.

I motoscafi salpano da coordinate precise lungo entrambe le sponde. Sponda bresciana: Il punto d’imbarco più intimo e rapido è il porticciolo di Portese (frazione di San Felice del Benaco), a ridosso dell’isola; alternative comode sono il lungolago Zanardelli a Salò e il pontile di Gardone Riviera, ideali per chi soggiorna sulla Riviera dei Limoni. Sponda veronese: Partenze cadenzate dal porto di Bardolino, con una navigazione più lunga che consente di ammirare l’intero bacino centrale prima dell’attracco.

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