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Non solo Forte dei Marmi: la piccola Atene toscana è la Versilia che non ti aspetti per un weekend alternativo

Non solo Forte dei Marmi: la piccola Atene toscana è la Versilia che non ti aspetti per un weekend alternativo

È qui che la Versilia perde la sua connotazione balneare, quella fatta di capanni millimetrici e cocktail urlati sulla spiaggia di Forte dei Marmi, per riprendersi la sua spina dorsale mineraria. Pietrasanta non è un borgo da passeggiata domenicale; è un’officina a cielo aperto, un salotto ghibellino dove l’odore dell’espresso si mescola a quello, più secco e industriale, della polvere di marmo che i maestri artigiani portano sui risvolti dei pantaloni come un segno di nobiltà operaia. Ed è la scelta ideale per un tour della Toscana che si discosti dai soliti itinerari e che punti a qualcosa di inedito e originale, alla scoperta di luoghi particolari come Massa Marittima.

Cosa vedere a Pietrasanta

Il baricentro visivo della città è un palcoscenico inclinato di travertino. Piazza Duomo non accetta la simmetria piatta delle piazze di pianura. La Collegiata di San Martino domina lo spazio con la sua facciata trecentesca in marmo bianco, interrotta solo da un rosone finissimo che sembra un ricamo di pizzo apuano. Accanto, il campanile in mattoni rossi nasconde un interno elicoidale mozzafiato, un’opera d’ingegneria che gli storici attribuiscono a Donato Bramante. Ma l’anomalia di Pietrasanta risiede nella sua capacità di far dialogare il gotico con il contemporaneo senza scivolare nel kitsch. Proprio davanti alla severità del Duomo, le sculture colossali di Igor Mitoraj o le figure giunoniche di Fernando Botero trovano una collocazione naturale. Se volete capire la vera anima della città, entrate nella vicina Chiesa di Sant’Antonio Abate (via Mazzini). Qui, nel 1993, Botero ha dipinto due affreschi monumentali: La Porta del Paradiso e La Porta dell’Inferno. Guardate i dettagli: all’inferno, tra i dannati, il maestro colombiano ha ritratto anche Adolf Hitler, mentre in paradiso spicca il volto sereno di Madre Teresa di Calcutta. È un lusso di provocazione intellettuale che la città ha assorbito con la tipica indifferenza toscana, lasciando che i fedeli convivessero con i deliri d’onnipotenza degli artisti contemporanei.
Il Museo dei Bozzetti (all’interno del Chiostro di Sant’Agostino, ingresso gratuito) è un’altra tappa imperdibile a Pietrasanta. Osserva orari rigidi: dalle 9:00 alle 19:00 dal martedì alla domenica. Conserva oltre settecento bozzetti in gesso di artisti internazionali, un catalogo visivo unico al mondo per capire la genesi della scultura moderna.
Tutti si affollano nei caffè della piazza all’ora dell’aperitivo, ordinando sfrontati calici di Franciacorta. Se ci si sposta di poche centinaia di metri verso la zona industriale si scopre il MuSA (Museo Virtuale della Scultura e dell’Architettura, via Garibaldi 97). Questo spazio multimediale racconta la storia dell’estrazione del marmo attraverso proiezioni ad altissima definizione e installazioni sonore che riproducono il rumore delle mine nelle cave e il grido dei cavatori. È un luogo di una bellezza geometrica e fredda, dove si capisce la fatica brutale che sta dietro a ogni blocco bianco che finisce nei salotti di New York o Londra. Verificate gli orari sul sito ufficiale prima di andare, poiché le aperture sono spesso legate a eventi o mostre temporanee.

Cosa mangiare a Pietrasanta

La cucina di Pietrasanta ignora le mode del crudismo marino. È una cucina di terra e di confine, influenzata dalla vicina Garfagnana e dalle abitudini dei cavatori che necessitavano di calorie solide prima di salire sulle Apuane. Per un pranzo che sia un trattato di filologia culinaria, prenotate un tavolo all’Enoteca Marcucci (via Garibaldi 40). Non è un semplice ristorante; è il salotto laico della Versilia colta, dove le pareti sono interamente ricoperte da oltre tremila bottiglie di vino che formano una biblioteca liquida. Ordinate i tordelli versiliesi: una pasta fresca all’uovo ripiena di carne di manzo e maiale, profumata con la peorina (il timo selvatico locale) e condita con un ragù denso, che deve aver sobbollito per almeno cinque ore. La consistenza della pasta deve essere tenace, capace di fare resistenza al morso. Il conto si attesta sui 60-80 euro, a seconda del vino scelto, ma la qualità della materia prima e l’assenza di concessioni alle mode turistiche giustificano la spesa. Se cercate un’atmosfera più rustica, la Trattoria Gatto Nero (viaia del Marzocco 5) serve un’ottima zuppa di farro e del lardo di Colonnata DOP che si scioglie sul pane caldo per pochi euro.

Come arrivare e informazioni utili

Per arrivare a Pietrasanta il treno è la scelta più intelligente. La stazione di Pietrasanta è sulla linea Genova-Pisa e dista cinque minuti a piedi dal centro storico. Se arrivate in auto dall’Autostrada A12, l’uscita è Versilia; lasciate il mezzo nel parcheggio di Piazza Tommasi (ex Pesa), gratuito e a ridosso delle mura storiche.

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