È uno di quei posti che ti spiazzano con discrezione. Arrivi pensando a una cittadina piemontese “carina”, e invece ti trovi davanti a due città sovrapposte: quella antica, fatta di pietra, torri e salite; e quella novecentesca, moderna e visionaria, costruita attorno a un’idea di lavoro e comunità che ha lasciato un’impronta concreta nello spazio urbano. Non è un modo di dire: dal 2018 Ivrea è Patrimonio Mondiale UNESCO come Ivrea, città industriale del XX secolo.
Ivrea è un viaggio perfetto quando vuoi qualcosa che non sia solo “bello”, ma sensato. È una città che ti fa fare avanti e indietro tra secoli diversi senza stonature: il castello, la cattedrale, il tessuto urbano; e poi il Novecento olivettiano, con la sua idea quasi utopica di città del lavoro.
Cosa vedere nella vecchia Ivrea, dal castello al centro storico

Per entrare davvero a Ivrea, inizia dalla parte alta. Il Castello di Ivrea domina la città con le sue torri cilindriche e quella presenza severa da fortezza di confine. Fu costruito nel 1358 per volere di Amedeo VI di Savoia, e ancora oggi dà l’idea di una città che, nei secoli, ha dovuto difendersi e controllare il territorio. Un dettaglio che rende il castello quasi “umano” (nel senso: vulnerabile): una delle torri maggiori fu gravemente danneggiata da un fulmine nel 1676, come ricorda il Comune di Ivrea. È un particolare che ti resta in mente mentre lo guardi: anche le architetture più imponenti, qui, hanno una storia di ferite e ricostruzioni.
A pochi passi dal castello, la Cattedrale di Santa Maria Assunta è un altro punto fermo del “vecchio” volto di Ivrea. La cosa interessante non è solo entrarci, ma leggere le stratificazioni: nel 1516 il vescovo Bonifacio Ferrero fece realizzare una nuova facciata con portico in stile bramantesco; poi nel 1854 la facciata venne sostituita con l’attuale versione neoclassica, progettata da Gaetano Bertolotti su modello palladiano. Fermati un minuto davanti all’ingresso e pensa a quante volte questa chiesa è stata “aggiornata” per parlare il linguaggio del proprio tempo. È una chiave che ti servirà anche per capire l’altra Ivrea: quella del Novecento.
Scendendo verso il centro, Ivrea diventa più quotidiana: strade dove la vita scorre, negozi, portici, angoli che non chiedono foto ma attenzione. Via Arduino è una delle vie più riconoscibili del centro, una linea naturale per passeggiare senza dover consultare mappe ogni dieci minuti. (E sì: è il tipo di strada che ti fa venir voglia di entrare “solo un attimo” in un bar e poi restare molto di più.) Ivrea, nel suo cuore urbano, funziona se la attraversi con lentezza, collegando la parte alta (castello e cattedrale) ai quartieri più moderni lungo la Dora.
L’Ivrea UNESCO: la città industriale Olivetti del XX secolo

Ed eccola, l’altra Ivrea. Quella che non è nata per essere “bella”, ma per essere un progetto. Ivrea si potrebbe descrivere come un modello di città industriale moderna legata alla Olivetti, fondata nel 1908 da Camillo Olivetti: un progetto industriale e socio-culturale del Novecento, capace di offrire una risposta alle trasformazioni rapide dell’industrializzazione e alle teorie dell’urbanistica del XX secolo. Il modo più semplice per avvicinarti a questo patrimonio? Visitare il MaAM – Museo a cielo aperto dell’Architettura Moderna di Ivrea: un percorso di circa 2 km lungo l’asse di via Jervis, sempre fruibile e visitabile autonomamente. È stato inaugurato nel 2001 e lungo i percorsi pedonali collega edifici e installazioni con sette stazioni tematiche informative. È importante sapere che molti edifici sono privati e si osservano liberamente dall’esterno, caratteristica che fa di Ivrea un autentico museo urbano a cielo aperto.
Tra i luoghi chiave per comprendere questa Ivrea ci sono le Officine ICO, con ampliamenti progettati da Luigi Figini e Gino Pollini. Un ampliamento risale ad un periodo compreso tra il 1939 e il 1942 ed è attribuito a Figini e Pollini; a un ulteriore ampliamento è invece del secondo dopoguerra, ultimato nel 1949 e ancora a opera degli stessi architetti.
Il Carnevale di Ivrea e la Battaglia delle Arance: la festa più famosa (e più regolata) d’Italia

Ad un certo punto dell’anno, Ivrea cambia volto. Lo Storico Carnevale di Ivrea non è solo folklore: è un cerimoniale rigido, una liturgia laica che la città prende incredibilmente sul serio. Il momento più atteso è la Battaglia delle Arance, che si svolge per tre giorni nelle principali piazze: una rievocazione simbolica e leggendaria della ribellione popolare guidata dalla figura di Violetta, in cui il popolo — rappresentato dalle squadre di aranceri a piedi — affronta le “armate del feudatario”. Per tre giorni, Ivrea non è “romantica”: è energia collettiva, anche se resiste un elemento di sicurezza e di codice molto riconoscibile: il berretto frigio rosso. Nella guida ufficiale del Carnevale si parla di un’ordinanza che diffonde l’obbligo di indossarlo a partire dal Giovedì Grasso. Questo non è un dettaglio estetico: è un segnale. Ivrea, anche nel suo caos più famoso, resta una città che organizza, regola, struttura.
