News

Trekking per principianti: i 5 sentieri più panoramici (e facili) delle Dolomiti

Trekking per principianti: i 5 sentieri più panoramici (e facili) delle Dolomiti

Il ghiaione calcareo scricchiola sotto la suola semirigida, un suono secco, ritmico, che azzera il rumore dei pensieri. Sono le 6:45 del mattino e l’aria che scende dai contrafforti del Catinaccio ha la consistenza del cristallo. Davanti a noi, la sagoma delle pareti rocciose comincia a tingersi di quel rosa timido, quasi pudico, che i geologi chiamano dolomia e i poeti enrosadira. Chi pensa che per meritare lo spettacolo della verticalità assoluta servano chilometri di corde, moschettoni e polmoni d’acciaio, non ha mai guardato la montagna dalla giusta prospettiva. La quota non è una questione di muscoli, ma di sguardo.

5 trekking d’autore per riscoprire i giganti di pietra senza l’ansia da prestazione

Tre Cime di Lavaredo
Tre Cime di Lavaredo

Esiste un’altitudine della mente raggiungibile senza infliggere punizioni al corpo, una rete di sentieri storici dove il dislivello si fa discreto, quasi invisibile, lasciando spazio alla pura contemplazione. Mentre le prime funivie della stagione riaprono i battenti per l’estate, vi sveliamo i 5 tracciati dove il battito cardiaco resta calmo e la meraviglia si concede anche a chi ha deciso di allacciare gli scarponi per la prima volta.

L’anello delle Tre Cime di Lavaredo

Non esiste un battesimo della roccia più potente di quello che si consuma al cospetto dei tre giganti di Sesto. Le Tre Cime di Lavaredo sono il monumento nazionale delle Dolomiti, ma la loro fama rischia spesso di nascondere la disarmante accessibilità del percorso che le cinge. Lasciata l’auto al rifugio Auronzo, a 2.320 metri, il sentiero CAI 101 si sviluppa come un’autostrada di ghiaia pianeggiante che taglia la base meridionale delle Cime.
La chiesetta degli Alpini, poco oltre il punto di partenza, è l’unico manufatto che osa dialogare con la severità della Cima Piccola. Il segreto per i principianti è non farsi spaventare dalla salita verso la Forcella Lavaredo: un dislivello minimo, concentrato in poche centinaia di metri, che ripaga lo sforzo aprendo la vista sulla parete nord, quella prediletta dagli alpinisti del calibro di Emilio Comici. Qui il vuoto diventa forma, e la vicinanza del Rifugio Locatelli garantisce quel paracadute logistico (e gastronomico, tra canederli al burro fuso e strudel di mele) che trasforma la fatica in puro lifestyle alpino.

La distesa fluttuante dell’Alpe di Siusi

Se le Tre Cime sono il dramma gotico della roccia, l’Alpe di Siusi è l’idillio pastorale. 56 chilometri quadrati di pascoli sospesi a duemila metri, il più grande altopiano d’Europa, incastonato tra lo Sciliar e il Sassolungo. L’itinerario che da Compaccio porta verso il Rifugio Sanon è un invito alla lentezza terapeutica. Qui i dislivelli si annullano in un’ondulazione morbida, dove i piedi calpestano un tappeto di anemoni e genziane selvatiche. Il ritmo del trekking è scandito dal profilo del Sassolungo, che emerge dalle praterie come una fortezza di pietra chiara. Non servono mappe complesse: le carrarecce, chiuse al traffico automobilistico non autorizzato, mantengono pendenze irrisorie. È il luogo ideale per tarare il passo, per capire come la montagna sappia essere accogliente prima ancora che severa. Un pranzo sulla terrazza del Sanon, osservando le baite in legno scuro che resistono dal secolo scorso, vale più di qualsiasi sessione di meditazione urbana.

Il balcone dell’Ampezzo: il sentiero del Lago di Federa

Ci sono specchi d’acqua che sembrano progettati da un architetto del paesaggio. Il Lago di Federa, adagiato sotto la spalla monumentale della Croda da Lago, è uno di questi. Mentre gli escursionisti più esperti affrontano le forcelle dell’Alta Via Numero 1, i principianti consapevoli scelgono l’accesso da Passo Giau attraverso il sentiero 436, limitandosi alla prima porzione panoramica, o preferiscono la salita graduale da Campo di Sotto. L’arrivo al Rifugio Palmieri è un trionfo sensoriale. Il lago riflette i larici millenari che lo circondano, alberi monumentali che a fine maggio sfoggiano un verde tenero, quasi fluorescente, prima dell’esplosione dorata dell’autunno. La camminata non presenta passaggi esposti o frazioni tecniche; è un corridoio forestale che si apre all’improvviso su un anfiteatro di roccia. Sedersi sulle sponde di pietra del Federa, osservando il riflesso del Becco di Mezzodì che taglia l’acqua come una lama, è un’esperienza d’élite che richiede solo un buon paio di scarpe e la voglia di respirare l’aria della conca ampezzana.

Geografie del grande cinema: il giro del Sassopiatto

Il gruppo del Sella e il Sassolungo dominano lo sguardo di chiunque frequenti la Val di Fassa. Ma per i debuttanti dell’escursionismo, il Giro del Sassopiatto (nella sua variante ridotta che parte dal Passo Sella e si snoda lungo il Sentiero Friedrich August) rappresenta il compromesso perfetto tra verticalità e comfort. Intitolato al re di Sassonia appassionato di botanica alpina, il sentiero si sviluppa a mezza costa, mantenendosi a una quota costante di circa 2.200 metri. Sotto i vostri piedi si spalancano i prati della Val di Fassa, mentre sopra la testa la roccia del Sassopiatto incombe con la sua pendenza caratteristica, una lavagna di dolomia che sembra sfidare le leggi della gravità. I rifugi Friedrich August, Sandro Pertini e Sassopiatto si succedono a distanze regolari, quasi fossero stazioni di una via crucis laica dedicata al benessere. È una camminata panoramica totale: lo sguardo spazia dalla Marmolada al Gruppo del Ortles senza che le ginocchia debbano subire i traumi delle grandi discese.

L’enclave segreta: il Sentiero dei Larici in Alta Badia

Chiude la nostra selezione una perla nascosta nel cuore dell’Alta Badia, pensata per chi vuole unire la cultura ladina all’estetica del cammino. Il Sentiero dei Larici (Tru di Lers), che collega i masi di San Cassiano alle pendici del parco naturale Fanes-Senes-Braies, è un compendio di ecologia alpina percorribile in poco più di un’ora. Non ci sono pendenze da brivido, ma pannelli didattici in legno e installazioni foniche che spiegano l’equilibrio delicato della foresta. Il sentiero si snoda ai piedi delle pareti del Conturines, muovendosi tra alberi secolari il cui profumo di resina è un anestetico naturale contro lo stress. È il trekking nella sua forma più pura e primordiale: il contatto con la materia, il silenzio rotto solo dal richiamo delle nocciolaie e la certezza di trovarsi in uno dei paesaggi culturali più protetti d’Europa.

Share this post

postiesogni.it