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A 40 km da Bologna c’è un paese che sembra uscito dalle favole: Dozza, il borgo-museo dei 200 murales aperto 24 ore su 24, 365 giorni all’anno

A 40 km da Bologna c’è un paese che sembra uscito dalle favole: Dozza, il borgo-museo dei 200 murales aperto 24 ore su 24, 365 giorni all’anno

Se siete abituati all’idea che l’arte debba essere confinata tra quattro pareti bianche e protetta da cordoni di velluto, preparatevi a cambiare idea. Qui, l’arte respira l’aria di colline dolcissime e rotonde, prende il sole sulle facciate delle case e si lascia bagnare dalla pioggia, mutando insieme al tempo. Superato l’ultimo tornante che sale dalle colline di Imola, ecco che appare un borgo che non ha bisogno di cornici. A Dozza la realtà decide di farsi da parte per lasciare spazio all’immaginazione.
Dozza è una tela a cielo aperto. A oltre sessant’anni dalla prima pennellata “ufficiale”, questo piccolo gioiello dell’Emilia-Romagna in provincia di Bologna continua a dimostrare che la bellezza non è un reperto archeologico, ma un organismo vivente che cammina insieme a noi.

La Biennale del Muro Dipinto, ribellioni poetiche

Tutto ebbe inizio in un lontano settembre del 1960. Mentre l’Italia viveva il pieno boom economico, a Dozza si decideva di fare qualcosa di rivoluzionario: invitare gli artisti a dipingere direttamente sui muri delle case. Nacque così la Biennale del Muro Dipinto, una manifestazione che ha trasformato un borgo medievale in un museo permanente a ingresso libero, aperto 24 ore su 24, 365 giorni all’anno.
Cosa rende Dozza diversa da qualsiasi altro luogo di street art moderna? È l’armonia. Non troverete graffiti aggressivi o frettolosi. Qui ogni opera è il risultato di un dialogo tra l’artista, l’architettura e la comunità. I murales non coprono il borgo; lo vestono. Si incastrano perfettamente tra un’edicola votiva e un portoncino in legno, tra un davanzale fiorito e l’arco di un voltone. Ad oggi si contano oltre 200 opere disseminate lungo le vie del paese. Da via XII Settembre a via de Amicis, ogni muro ha qualcosa da dire. C’è il celebre “Francobollo” di Concetto Pozzati, che sembra lì appiccicato da un gigante postale, o l’enigmatico “Drago” (ufficialmente L’Arcangelo di Dozza) che riposa sotto un’arcata, diventato ormai il custode non ufficiale del borgo. Uno dei murales che più tocca le corde del cuore è quello che ritrae una donna affacciata a una finestra dipinta, così realistica che per un istante ti aspetti che ti saluti con un cenno del capo.
Dozza è in uno stato di perenne metamorfosi. Ogni Biennale aggiunge un capitolo a questo libro illustrato di pietra. Venire qui nel 2026 significa vedere le opere fresche dell’edizione 2025, colori ancora vibranti che iniziano il loro lungo dialogo con la luce e gli agenti atmosferici.

Cosa fare e vedere a Dozza oltre i murales: la Rocca Sforzesca

Se i muri sono la pelle di Dozza, la Rocca Sforzesca ne è lo scheletro e l’anima. Questa imponente fortezza medievale (simile a quella della non troppo distante Fontanellato), trasformata poi in residenza signorile dai Malvezzi-Campeggi, domina il borgo con la sua mole rassicurante. All’interno, le stanze arredate e le cucine storiche ti riportano in un’epoca di banchetti e intrighi, ma è scendendo nelle viscere del castello che si scopre il tesoro più “inebriante”. Nei sotterranei della Rocca ha infatti sede l’Enoteca Regionale Emilia-Romagna. Qui il legame tra terra e cultura diventa tangibile. Con oltre 1.000 etichette in esposizione, l’Enoteca è il tempio dei sapori regionali. Dopo aver riempito gli occhi di colori, è d’obbligo riempire il calice con un Albana di Romagna (il primo bianco D.O.C.G. d’Italia) o un robusto Sangiovese.

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