Pillole di città

Via Piella, la finestrella segreta di Bologna

Via Piella, la finestrella segreta di Bologna

Un’antina di legno dipinta d’arancio, una piccola cornice sul muro, e oltre un canale che scorre tra case addossate, ballatoi, archi. È la Finestrella di via Piella, affaccio sul Canale delle Moline a due passi da via Indipendenza, uno dei rari tratti d’acqua non interrati in centro. Qui Bologna si racconta come “piccola Venezia” e ricorda a chi guarda che il suo passato è stato a lungo un paesaggio d’acque, mulini e officine. Via Piella è il segno di un patrimonio idraulico che Bologna sta rileggendo e valorizzando. Guardare dall’antina di via Piella significa solo riconoscere un’identità che torna visibile, assistere ad una lezione a cielo aperto in cui l’acqua torna alla vista, l’architettura incassa il canale come una strada segreta, la storia civile passa da una porta medievale e si riconsegna, in cornice, a chi ha voglia di ascoltare. A Bologna, a volte, basta aprire una finestra per cambiare scala alle cose.

Via Piella a Bologna ieri e oggi

Via Piella è una viuzza stretta, pavé e portici minuti. Camminandola in direzione di via Bertiera, prima si incontra la Finestrella, il famoso riquadro sul muro; poi, pochi metri più in là, il ponte che offre una vista “a giorno” sul canale. Entrambi affacciano sul Canale delle Moline, ramo urbano che prosegue il Canale di Reno, deviato a monte dalla celebre Chiusa di Casalecchio, e si unisce poco dopo alle acque del torrente Aposa prima di defluire nel Canale Navile. Se oggi colpisce la poesia dello scorcio, ieri contava la funzione. Tra XII e XVI secolo la città costruì un sistema di chiuse, canali e derivazioni: l’acqua del Reno (a ovest) e del Savena (a est) entrava nelle mura per muovere centinaia di mulini, alimentare setifici e concerie, smaltire acque meteoriche e—soprattutto—connettere Bologna al Po e all’Adriatico lungo la via d’acqua del Navile. Il nome dice tutto: lungo questo ramo correvano mulini (fino a quindici, secondo le ricostruzioni storiche) e lavatoi privati “a ponte levatoio”, con piattaforme ribaltabili che lasciavano lavorare le lavandaie senza bagnarsi. Il sistema bolognese era ingegnoso: non sempre i mulini stavano sul canale principale, ma su derivazioni minori regolate da chiaviche, per distribuire potenza in modo capillare a setifici, filande, pila da riso. Nel Novecento e specie nel dopoguerra, per ragioni igieniche e urbanistiche molti tratti furono coperti, facendo scivolare nell’oblio la città d’acqua.
La Finestrella non è un reperto medievale: è un gesto di recupero urbano del 1998 quando, nel quadro di un più ampio progetto di riscoperta, si riaprirono gli affacci sul canale in via Piella, via Oberdan e via Malcontenti, restituendo alla città la visione dell’acqua tra le case. Progetto e direzione lavori risalgono alla fine degli anni ’90; la Cooperativa Ansaloni celebrò così i suoi 50 anni regalandoci un “punto di vista” diventato rito fotografico. Da allora la finestrella è sempre aperta: dietro, un canale vivo, non un fondale.

Piccola Venezia? Sì e no

Dal punto di vista emotivo, lo capiamo: il riflesso dell’acqua tra i palazzi, i ponticelli, l’intimità del canale ricordano certi squarci veneziani. Ma via Piella è Bologna: l’affaccio nasce per mostrare uno dei pochi tratti non coperti tra primi del Novecento e dopoguerra. È una feritoia su una rete idrica bolognese antica e identitaria, non un travaso di immaginario lagunare. Godetevi il romanticismo, ma chiamatela col suo nome. La Chiusa di Casalecchio, sbarramento medievale tuttora attivo, deriva parte del Reno nel Canale di Reno; questo entra in città presso la Grada, si divide in Cavaticcio e Moline e, più a valle, alimenta il Navile, storica via d’acqua commerciale verso Ferrara e Venezia. Oggi tutto questo è patrimonio vivo: la Chiusa è considerata la più antica opera idraulica europea ancora in funzione, l’Opificio delle Acque cura archivi e didattica, e il Navile è oggetto di percorsi di valorizzazione. Sul muro della Finestrella, insomma, non vedete un relitto: vedete un ingranaggio che gira da secoli.

Come arrivare a Via Piella

Via Piella si imbocca facilmente da via dell’Indipendenza deviando per via Bertiera oppure passando sotto il Torresotto dei Piella. Il Torresotto di Porta Govese (o dei Piella) è una delle quattro porte superstiti della seconda cerchia medievale, iniziata a fine XII secolo. Nel fianco si conserva una Madonna con santi di Francesco Brizio (XVII secolo): dettaglio d’arte su una soglia urbana che già da sola vale la deviazione.  La Finestrella e il ponticello sono spazi pubblici, gratuiti e sempre accessibili; proprio per questo vanno rispettati: si fotografa in silenzio, si lascia passare i residenti (è una strada di casa), niente lucchetti o scritte. L’indicazione ufficiale del Comune ribadisce che gli affacci sono parte di un sistema che include via Oberdan e via Malcontenti: ottime “alternative” quando la finestrella è affollata.

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