Pillole di città

Uomini di legno e donne di paglia: l’incredibile storia di Via dei Sediari, il vicolo camaleonte nascosto nelle Marche

Uomini di legno e donne di paglia: l’incredibile storia di Via dei Sediari, il vicolo camaleonte nascosto nelle Marche

Quel rumore secco della paglia che si intreccia sotto dita nodose che non abitano più qui, se si accosta l’orecchio alle mura delle case di Civitanova Alta sembra ancora di sentirlo, sommesso.
L’ombra della Torre dell’Acquedotto taglia obliquamente l’ingresso del passaggio. Pochi passi a destra del torrione, come tutti lo chiamano da queste parti, quella mole fiera che imita con precisione i profili di un castello medievale ormai svanito, e si entra in un’altra dimensione. Il selciato si stringe, i muri si fanno alti, intimi, protettivi. Siete nel punto esatto in cui Civitanova Marche ha posato la sua prima pietra nel Medioevo, culla primordiale di un intero territorio. Ma non è solo una questione di archeologia urbana, quella che ci spinge ad addentrarci in Via dei Sediari. Questo breve corridoio di pietra oggi non fabbrica più sedie ma produce meraviglia, cambiando pelle con l’ostinazione di un organismo vivo.

Via dei Sediari, dove la storia… si siede

Mentre le rotte del turismo di massa saturano la costa e i locali del porto, chi cerca sostanza marchigiana sale quassù. La scoperta di Via dei Sediari risponde a quel desiderio profondo di microstorie che caratterizza i viaggiatori più attenti. Un luogo sottratto all’oblio grazie a una metamorfosi stagionale che lo trasforma, mese dopo mese, in un’installazione artistica a cielo aperto.
La Torre dell’Acquedotto non è solo un punto di riferimento visivo; è la sentinella di una porzione di paese dove la storia ha scavato i solchi più profondi. È la parte più antica, l’acropoli medievale dove il borgo ha preso coscienza di sé.
La bellezza di questo frammento di Marche risiede anche nella sua democratica accessibilità. Non serve essere escursionisti esperti per conquistarne il silenzio. Il vicolo è raggiungibile con qualsiasi mezzo: chi convive con difficoltà motorie può arrivare in automobile e parcheggiare a pochi metri dall’imbocco del nucleo storico. Chi invece ama camminare può lasciare l’auto nei grandi parcheggi che si trovano nella parte bassa del borgo e affrontare le scalinate che salgono ripide verso l’alto. Ogni gradino è un distacco dal rumore della costa, un preludio perfetto all’intimità che attende il visitatore proprio dietro l’angolo del torrione.

Uomini di legno, donne di paglia: l’epopea dei Sediari

Per capire la natura profonda Via dei Sediari a Civitanova Alta occorre riavvolgere il nastro della storia giungendo fino alla fine del Settecento. In quegli anni, il vicolo era un’officina a cielo aperto, un distretto artigianale compresso tra le mura. I Sediari erano i maestri di questo microcosmo, falegnami capaci di sbozzare il legno grezzo per ricavarne lo scheletro nudo e solido delle sedie tradizionali. Era un lavoro di sottrazione, di pialla e di incastri perfetti. Ma l’opera non era che a metà. Una volta completata la struttura, entrava in gioco la metà invisibile dell’economia del borgo: le Pagliarelle. Donne dalle mani veloci a cui veniva commissionato il compito di impagliare le sedute. Sedute sui gradini, spesso con i figli piccoli ai piedi, intrecciavano la paglia con una tecnica ieratica, ripetitiva, quasi ipnotica. Il vicolo era il teatro principale di questa sinergia di genere: gli uomini creavano la forma, le donne tessevano il comfort.
Con il passare dei decenni, questa produzione artigianale ha cercato spazi più ampi, scendendo a valle verso Civitanova Porto e dunque diventando simbolo non solo del borgo di Civitanova Alta ma di tutta la cittadina, come il merletto di Offida e i cappelli di Montappone. Negli anni Duemila, l’avvento dei materiali plastici e la mancanza di un ricambio generazionale hanno spezzato la catena della trasmissione del mestiere. Se formalmente sediari e impagliatrici sono scomparsi, la loro impronta è rimasta impressa nella pietra di questo vicolo, che ne ha fatto il proprio sacrario laico.

Via dei Sediari, il vicolo che cambia volto tutto l’anno

Se la storia ne costituisce le fondamenta, è il presente a rendere il Vicolo dei Sediari un caso di studio per il posizionamento turistico contemporaneo. Questo non è un museo polveroso. Lo spazio ha rifiutato la museificazione statica per abbracciare la filosofia dell’installazione temporanea. Il vicolo cambia volto con il mutare delle stagioni, muovendosi in sincronia con il calendario emotivo di chi lo attraversa. Durante l’anno, una serie di luminarie artistiche a tema ne ridisegna i contorni volumetrici (per essere informati si possono controllare i canali social di @viadeisediaricivitanova). In autunno, per Halloween, le pietre medievali dialogano con zucche intagliate e ragnatele che catturano la nebbia sottile che sale dalle colline. A febbraio, per San Valentino, il vicolo si riveste di cuori scarlatti, offrendo una scenografia teatrale e romantica. Ogni festa, ogni passaggio stagionale diventa l’occasione per una riscrittura estetica dello spazio. È la dimostrazione che la memoria di un mestiere antico può essere celebrata anche attraverso il linguaggio della contemporaneità e della meraviglia visiva. Via dei Sediari a Civitanova Alta ci fa un regalo raro: ci dimostra che un mestiere perduto non è necessariamente un mestiere morto. Può diventare un’ispirazione, una scenografia, un modo per dare una forma solida al tempo che passa.

Share this post

postiesogni.it