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Perché tutti stanno prenotando voli per Fès nel 2026: la rinascita della Medina dei 9.000 vicoli più antica del mondo

Perché tutti stanno prenotando voli per Fès nel 2026: la rinascita della Medina dei 9.000 vicoli più antica del mondo

C’è un editto del 1189, firmato dal sultano almohade Yaqub al-Mansur, che ordinava l’espulsione immediata dalla città di chiunque venisse sorpreso a sversare i residui della macerazione del guado — la pianta da cui si estraeva il blu per le tinture — nelle condotte d’acqua dolce destinate alle fontane delle moschee. La punizione non era una sanzione in dirham, ma la demolizione della bottega del tintore. Questo decreto non nasceva da un’improvvisa sensibilità ecologica, ma da un calcolo teologico e sociale: a Fes l’acqua è il respiro di Dio, e contaminarla significava accecare l’architettura. Quando oggi vi fermate nel cortile della Madrassa Bou Inania, mentre il getto della fontana centrale rinfresca l’aria e l’ombra del moucharabieh disegna ricami mobili sul pavimento di marmo, l’ingegno arabo-andaluso è ancora lì, intatto.
Fes non ha la rutilante sfrontatezza pop di Marrakech, né l’eleganza coloniale e oceanica di Rabat. È una medina verticale, severa, una ragnatela di oltre novemila vicoli che morde le colline del Saïss con la ferocia di una fortezza medievale e la raffinatezza di un’accademia teologica. È una città di pietra cruda, legno di cedro stagionato e zellij millimetrici, dove il lusso non si esibisce mai sulla strada, ma si nasconde dietro muri ciechi e portoni di ferro battuto.

Il labirinto di Biagio: Fes el-Bali e l’urbanistica del silenzio

Perdere l’orientamento a Fes el-Bali non è una possibilità, è un requisito logistico. Superata la monumentale Bab Bou Jeloud — la porta azzurra fuori, verde dentro, che segna il confine tra la città moderna e il Medioevo — la prospettiva si spezza immediatamente. Le vie principali, la Talaa Kebira e la Talaa Seghira, scendono verso il fondo della valle come fiumi di terra e pietra, costeggiate da botteghe minuscole dove il commercio segue liturgie immutate dall’anno Mille. Qui i motori sono vietati. Il trasporto delle merci è affidato ai muli e l’unico avviso acustico che sentirete è il grido secco dei conducenti: “Balak! Balak!” (Attenzione! Largo!). È un invito perentorio a schiacciarsi contro il muro per lasciare il passo a bestie cariche di pelli grezze o balle di menta fresca. I palazzi nobiliari arretrano rispetto all’asse stradale, rivelando la loro magnificenza solo quando si varca la soglia di un riad, dove lo spazio si dilata improvvisamente verso un cielo quadrato incorniciato da colonne di stucco.

L’alchimia acida di Chouara: il prezzo del colore

Se il centro storico è il regno della speculazione teologica, le Concerie di Chouara sono il ventre viscerale e brutale della città. Situate nella parte bassa della medina, lungo il corso del fiume Oued Fes, queste vasche di pietra disposte come un immenso alveare cromatico sono il luogo dove la pelle impara a farsi arte. L’odore vi raggiunge molto prima della vista: un mix acre di ammoniaca, urina di piccione e sterco di vacca, usato da secoli per ammorbidire le pelli di cammello, capra e pecora prima della tintura. Per osservare il lavoro dei conciatori senza essere sopraffatti, salite sulle terrazze dei negozi di pelletteria circostanti (l’accesso è gratuito, ma i commercianti si aspetteranno che guardiate le loro merci; i ragazzi del posto vi offriranno un rametto di menta da tenere sotto il naso, un rimedio semplice che salva i polmoni). Sotto di voi, gli uomini lavorano immersi fino alla cintola nelle vasche piene di coloranti naturali: il giallo dello zafferano, il rosso del papavero, il blu dell’indaco. È un lavoro d’alchimia medievale, duro e spietato, che produce le pelli più morbide del mondo. Un pouf artigianale o una giacca in montone autentica qui ha un prezzo che oscilla dai 40 ai 150 euro, a seconda della capacità di negoziare, un esercizio che a Fes viene considerato una forma di rispetto intellettuale.

La stanza del sapere prima dell’Europa: Al-Qarawiyyin

Nel cuore geometrico della medina sorge l’università più antica del mondo ancora in funzione: la Moschea e Università Al-Qarawiyyin, fondata nell’859 da una donna illuminata, Fatima al-Fihriya. I non musulmani non possono varcare la soglia delle sale di preghiera, ma i portoni perennemente aperti lungo i vicoli del souk permettono di spiare all’interno. Il pavimento del cortile è un immenso tappeto di marmo bianco che riflette la luce zenitale, circondato da arcate a ferro di cavallo che sostengono tetti di tegole verdi. Qui, mentre l’Europa occidentale cercava di uscire dai secoli bui, i dotti di Fes traducevano Aristotele, studiavano l’astronomia e codificavano l’algebra. Se volete respirare questa stessa atmosfera colta in uno spazio accessibile, entrate nella Madrassa Al-Attarine (ingresso 20 dirham, circa 2 euro, aperta dalle 9:00 alle 18:00). La precisione degli intarsi nel legno di cedro e i mosaici di zellij alla base delle pareti sono un calcolo geometrico perfetto, un tentativo di rappresentare l’infinito attraverso la ripetizione di moduli matematici.

L’Insider Tip: Le rovine merenidi all’ora del muezzin

Tutti si affollano sulla terrazza dell’hotel Les Mérinides per un aperitivo internazionale. L’insider, invece, cammina lungo il perimetro esterno delle mura fino alle Tombe Merenidi, i ruderi della necropoli del XIV secolo che domina la collina settentrionale. I resti di pietra grigia sono in gran parte abbandonati, ma conservano una forza monumentale. Saliteci nel tardo pomeriggio, quando l’aria del deserto inizia a rinfrescare e il sole scivola dietro la catena del Rif. In quel momento preciso, le millecinquecento moschee della medina sottostante attivano i loro altoparlanti per il richiamo alla preghiera della sera. Il suono non arriva all’unisono; è un’onda acustica che parte dalla Qarawiyyin e si propaga di minareto in minareto, un canone polifonico che rimbalza contro le pareti della gola.

Cosa e dove mangiare a Fes

La cucina di Fes è l’aristocrazia della gastronomia marocchina, una complessa trama di influenze andaluse, berbere e ottomane dove la frutta secca sposa le carni a lenta cottura. Per un pranzo che sia una sosta di riflessione estetica, cercate il ristorante Dar Hatim (Derb Ezzaouia 19, a ridosso delle mura). In un salone che sembra uscito da una cronaca del Settecento, con divani di velluto scuro e lampadari di cristallo, la famiglia proprietaria serve una Pastilla che ridefinisce il concetto di sfoglia. Strati impercettibili di pasta warka che racchiudono un ripieno di carne di piccione (o pollo), mandorle tostate tritate, cannella e zucchero a velo. È un contrasto violento e perfetto tra dolce e sapido, che esige un tempo di preparazione di diverse ore. Il costo di un menu completo si aggira sui 30-40 euro, un prezzo modesto per una cena che ha la stessa complessità di un trattato medievale. Se invece cercate un’atmosfera più informale ma curatissima, il caffè del Riad Rcif offre una terrazza che domina i tetti della medina, dove bere un tè alla menta arricchito con boccioli di rosa essiccati.

Come arrivare e come muoversi

Logistica: L’aeroporto di Fes-Saïss è collegato alle principali città italiane da voli diretti. Una volta atterrati, prendete un taxi ufficiale (i grand taxi bianchi) per raggiungere la medina; il costo fisso è di circa 150 dirham (15 euro).
Muoversi: All’interno della medina l’unico mezzo sono le vostre gambe. Le scarpe devono avere una suola solida: il porfido è spesso lucido e viscido a causa dei lavaggi stradali mattutini. Se vi perdete, non accettate l’aiuto dei finti passanti; entrate in una bottega e chiedete la direzione per la porta più vicina (Bab Bou Jeloud o Bab R’cif).
Soggiorno: Il soggiorno a Fes esige un riad storico. Il Riad Fes offre un lusso contemporaneo che dialoga con l’architettura classica, mentre il Karawan Riad è una boutique di sole sette suite dove ogni mobile è un pezzo di antiquariato acquistato nei mercati d’Oriente.

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