Ci sono territori che si raccontano con una parola sola. La Lunigiana, invece, ti costringe a usare il plurale: castelli, passi, fiumi, confini. È una terra di mezzo – tra Toscana, Liguria ed Emilia – dove da secoli ci si trova davanti ad un paesaggio immutato fatto di valli strette, crinali, vie di transito obbligate.
Perché la chiamano la terra dei 100 castelli
“La terra dei cento castelli” non è solo un modo di dire: è diventata un vero marchio narrativo del territorio, legato all’idea che i castelli siano “circa 100” e diffusi dal mare ai più aspri paesaggi delle montagne. Poi, se vogliamo essere pignoli, i numeri cambiano a seconda di cosa si conta: c’è chi parla di 160 castelli nel Medioevo in Lunigiana, con una parte oggi ancora in buono stato, e chi censisce 164 castelli nella “Lunigiana storica”. Ma la sostanza non cambia: qui non trovi il castello. Trovi un paesaggio costruito a castelli.
Perché proprio qui? Per trovare la risposta bisogna andare indietro nel tempo e tornare al Medioevo, ma una volta qui tutto si fa chiarissimo. La Lunigiana è stata un mosaico di piccoli poteri. Un elemento chiave è la lunga presenza dei Malaspina, che ha inciso sul territorio in modo quasi “architettonico”. La casata non seguiva rigidamente la regola del maggiorascato e il feudo veniva spesso ripartito tra più figli maschi, favorendo la frammentazione in tanti piccoli domini, ognuno con la propria dimora fortificata. Risultato: una densità di rocche, manieri, torri ben conservati e visibili ancora oggi.
C’è anche un altro filo che lega tutto: le strade antiche. La Lunigiana è “porta della Toscana” lungo la Via Francigena, e già solo questo spiega perché qui la difesa fosse un’ossessione.
Cinque tappe per innamorarsi della Lunigiana dei castelli
Non è una classifica: è un itinerario emotivo, pensato per farti comprendere la Lunigiana fino in fondo. Scoprendola… un castello alla volta.
Pontremoli e il Castello del Piagnaro: la Lunigiana più enigmatica
Pontremoli è una porta. Lo è sempre stata, e non a caso il suo castello domina dall’alto: il Castello del Piagnaro ospita il Museo delle Statue Stele Lunigianesi, una delle esperienze più potenti (e meno raccontate) della Toscana. Qui dentro non trovi “oggetti”: trovi presenze. Le Statue Stele sono figure umane scolpite in arenaria tra IV e I millennio a.C., e restano in parte un enigma: una megalitica europea che sembra parlare un linguaggio antico e modernissimo insieme.
Fosdinovo: il castello che guarda il mare e le Apuane
Il Castello Malaspina di Fosdinovo è uno di quei posti in cui la posizione è già racconto: sei sospeso tra la Lunigiana, le Alpi Apuane e, nelle giornate limpide, una luce che sa quasi di costa. Questo è il castello perfetto se ami due cose insieme: panorama e interni che sanno di vita vissuta, non solo di pietra.
È considerato tra i più grandi e meglio conservati della zona e, storicamente, fu residenza principale di un ramo dei Malaspina per secoli. Il castello è profondamente legato alla genealogia dei Malaspina e alle radici della famiglia, aspetto utile per inquadrare quanto qui la storia non sia “decorativa”, ma strutturale.
Verrucola (Fivizzano): una fortezza nata per dominare le vie di passaggio
La Fortezza della Verrucola (nota anche come Castello Malaspina di Verrucola) ha un’energia diversa: più “militare”, più strategica. È nel comune di Fivizzano e sorge in un punto di controllo naturale: la storia qui è fatta di contese tra famiglie e poteri locali, proprio perché la posizione contava. È la tappa ideale se vuoi capire davvero cosa significa “terra dei castelli”: non un vezzo estetico, ma una mappa di potere.
Terrarossa (Licciana Nardi): il castello-residenza (e la seta dove non te l’aspetti)
Il Castello Malaspina di Terrarossa ha un dettaglio che adoro perché è concretissimo: non nasce solo per difendersi, ma anche per funzionare. Si racconta che nel 1581, con l’autonomia del feudo, il marchese costruì il castello anche per esigenze economiche e residenziali, ricavando spazi per l’allevamento dei bachi da seta.
È una di quelle informazioni che, quando la sai, cambia tutto: ti accorgi che i castelli non erano solo “guerra”. Erano anche produzione, gestione, ricchezza.
Malgrate: una torre che sembra un punto esclamativo
Il Castello di Malgrate è spesso ricordato per la sua presenza scenografica sulla valle del torrente Bagnone (affluente del Magra). È citato in documenti dal 1351, e domina ancora oggi con il suo aspetto da massiccia, poderosa fortificazione.
