Il profumo arriva prima della vista: una nota dolciastra, arcaica. Poi, superato il cancello, l’occhio viene investito da una violenza cromatica che non ha eguali in Europa. Non è un giardino, è un’allucinazione botanica. 60.000 piante di peonie cinesi — la collezione più vasta al mondo fuori dai confini della Repubblica Popolare — stanno per svegliarsi simultaneamente tra le colline di Vitorchiano.
L’azzardo di un visionario: il sogno di Carlo Confidati
Mentre il turismo di massa si accalca sotto i ciliegi di Roma o nei parchi urbani, chi conosce il codice segreto dell’eleganza si dirige verso la Tuscia. A Vitorchiano il Re dei fiori non si limita a sbocciare; mette in scena un colpo di Stato vero e proprio. Tutto è iniziato con un’ossessione, come le cose migliori della vita. Alla fine degli anni ’90, l’imprenditore Carlo Confidati decise che il grigio del peperino — la pietra lavica che disegna il profilo severo di Vitorchiano — aveva bisogno di un contrappunto di seta. Iniziò così un pellegrinaggio nelle province più remote della Cina, dal Gansu al Tibet, per selezionare le varietà più rare di Paeonia suffruticosa e Paeonia lactiflora. Quello che oggi calpestiamo sono quindici ettari di terreno che ospitano esemplari capaci di produrre fiori larghi trenta centimetri, corolle così pesanti da sembrare stanche della propria stessa bellezza. Non c’è traccia di didascalismo botanico noioso: il Centro Botanico Moutan è un organismo vivo che riflette la filosofia del suo creatore. Le peonie non sono allineate come soldati, ma ondeggiano seguendo l’orografia del terreno, protette da querce e lecci secolari che ne filtrano la luce, impedendo al sole laziale di bruciare i petali troppo in fretta.
Ci sono le peonie “doppie”, che sembrano nuvole di zucchero filato rosa, e quelle “semplici”, il cui centro è un’esplosione di stami dorati che vibrano al passaggio degli insetti impollinatori. Ma il vero prestigio risiede nelle varietà arboree, quelle che i cinesi chiamano Moutan. A differenza delle erbacee che muoiono ogni inverno per rinascere dal fango, le arboree possiedono rami legnosi che sfidano il tempo, diventando sculture vegetali. Per quanto riguarda la gamma cromatica, si passa dal bianco spettrale della Goccia di Giada al porpora quasi nero delle varietà più drammatiche, fino al giallo zolfo, un colore che in natura rasenta l’impossibile. Ogni fiore ha un nome che sembra una poesia haiku: Luna sul mare, Fenice che spiega le ali, Sorriso di fanciulla.
Il ritmo del tempo: la danza dei trenta giorni
La crudeltà della peonia risiede nella sua caducità. La stagione delle fioriture al Centro Moutan è una finestra temporale strettissima che si apre solitamente a metà aprile per chiudersi ai primi di maggio. È una corsa contro il tempo. Le varietà arboree aprono le danze, seguite a ruota dalle erbacee, in un climax che trasforma il paesaggio ogni quarantotto ore. Visitando il centro non troverete musica diffusa o installazioni multimediali. La narrazione è affidata interamente al vento che scuote le foglie e al contrasto tra l’effimero del fiore e l’eterno delle montagne della Tuscia che chiudono l’orizzonte. È un luogo per solipsisti, per amanti che non hanno bisogno di parole.
Info utili
Dove: Centro Botanico Moutan, Strada Statale Ortana 46, Vitorchiano (VT).
Quando: La fioritura 2026 è prevista tra la seconda metà di aprile e l’inizio di maggio. Consultate sempre il “bollettino della fioritura” sul sito ufficiale prima di partire.
L’ingresso costa circa 15 euro. All’interno è presente il Colour Cafè, un bistrot dove assaggiare prodotti locali circondati dalle piante.
Come arrivare: Da Roma, circa un’ora e un quarto di auto percorrendo la Cassia Veientana o l’A1 (uscita Orte). Il parcheggio è ampio, ma nei weekend è consigliabile arrivare all’apertura.
