News

Giappone? No, Lazio: il borgo fantasma della Tuscia che torna a vivere solo per pochi giorni è il più cliccato della primavera

Giappone? No, Lazio: il borgo fantasma della Tuscia che torna a vivere solo per pochi giorni è il più cliccato della primavera

Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, il grigio severo del tufo vulcanico decide di arrendersi a una timida, ostinata invasione di rosa. Non accade tra i templi di Kyoto, ma lungo i crinali scavati dal tempo nella Tuscia viterbese. Un petalo leggero, quasi trasparente, si posa sulla superficie rugosa di una pietra che ha visto passare gli Etruschi, i Farnese e il silenzio dell’abbandono.

Celleno, il Borgo Fantasma tra storia e ciliegie

Ogni anno mette in scena, puntuale, quella che a tutti gli effetti si potrebbe definire una ribellione cromatica. Chi crede che lo spettacolo dei ciliegi sia un’esclusiva dell’Estremo Oriente, arrivato a Celleno in primavera dovrà prepararsi a ricredersi.
Guardando Celleno Vecchio da lontano, arroccato su uno sperone di tufo che sembra sgretolarsi sotto il peso della storia, si avverte la fragilità di un luogo che nel 1951 fu dichiarato ufficialmente inabitabile. Un decreto governativo, figlio della paura per i crolli e l’instabilità geologica, costrinse gli abitanti a traslocare poco lontano, fondando la Celleno moderna. Da allora il borgo antico è rimasto lì, sospeso, una sentinella di pietra circondata dai calanchi.
Ma la natura, si sa, non rispetta i decreti ministeriali. Attorno a questo scheletro di case vuote e vicoli interrotti, migliaia di alberi di ciliegio hanno trovato il loro habitat ideale. Grazie a una gestione illuminata del territorio che ha saputo preservare le varietà autoctone, la fioritura non è solo un evento botanico, è un atto di riappropriazione. La Ravenna di Celleno, varietà di ciliegie dal rosso profondo e dalla polpa croccante che arriveranno a giugno, iniziano ora il loro viaggio sotto forma di nuvole candide e rosate che avvolgono le rovine del Castello Orsini, simbolo di questo borgo fantasma tra i più affascinanti da visitare in Italia.

Cosa fare e cosa vedere a Celleno

Cosa fare e cosa vedere a Celleno
Cosa fare e cosa vedere a Celleno

Il castello Orsini è oggi più di una rovina: è un presidio culturale. Attraversando il ponte d’ingresso, lo sguardo cade sulle feritoie che un tempo ospitavano arcieri e che oggi fanno da cornice a rami carichi di fiori. La caratteristica tecnica che rende unico questo monumento è la sua fondazione: sorge su una rete di ipogei, stanze scavate direttamente nel ventre della rupe che fungevano da cantine, dispense e, in tempi più remoti, tombe etrusche. È una città a strati, dove il sopra e il sotto si confondono, e dove la luce della primavera penetra fino alle viscere della terra attraverso piccoli lucernari naturali.
L’aria di marzo è fresca, punge leggermente il viso mentre ci si avventura verso il Convento di Sant’Antonio, poco fuori dal borgo. Questo complesso seicentesco, circondato da querce secolari, offre un punto di vista privilegiato sulla valle dei calanchi, quelle formazioni argillose modellate dall’erosione che sembrano dita di gigante protese verso il cielo.
Per chi cerca un contatto diretto con la terra, è stato recentemente consolidato il Sentiero dei Ciliegi, un anello escursionistico che parte dal centro abitato e si snoda attraverso gli appezzamenti agricoli più antichi.

L’eredità del Maestro: dove l’arte contemporanea ha trovato casa tra le macerie

Se Celleno Vecchio non è crollato del tutto, lo si deve anche alla visione di chi ha saputo leggere tra le crepe. Non tutti sanno che questo borgo ha ospitato uno dei giganti dell’arte contemporanea mondiale: Enrico Castellani. L’artista delle “estroflessioni”, colui che ha dato volume alla tela, scelse il castello di Celleno come suo rifugio e studio. La sua presenza ha lasciato un’impronta invisibile ma tangibile; si percepisce una sorta di rigore geometrico che dialoga con la selvaggia irregolarità della natura circostante.

Share this post

postiesogni.it