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È italiana la capitale mondiale degli scacchi: la ‘spina dorsale del drago’ è il borgo verticale da vedere in Veneto almeno una volta

È italiana la capitale mondiale degli scacchi: la ‘spina dorsale del drago’ è il borgo verticale da vedere in Veneto almeno una volta

Una piazza interamente in marmo bianco e rosso, una scacchiera gigante protetta dalle pareti merlate del Castello Inferiore e la sommità del colle Pauswangen che sembra attendere, immobile, che qualcuno muova la prima pedina. Marostica non è solo un borgo; è un congegno scenografico perfetto, dove ogni pietra è stata posata per raccontare una sfida, che sia d’amore, di guerra o di pura sopravvivenza architettonica.

La geometria di Piazza degli Scacchi

Panorama di Marostica
Panorama di Marostica

Passeggiare in Piazza Castello significa camminare sopra una leggenda, ma è bene dimenticare per un istante i figuranti in costume e il rullo dei tamburi della celebre Partita. La vera magia risiede nella geometria dello spazio e nella scelta dei materiali. Il pavimento, un tappeto di trachite grigia e marmo rosso di Asiago, agisce come un catalizzatore visivo. Quando il sole è basso all’orizzonte, le ombre dei merli a coda di rondine si allungano sulla scacchiera come dita oscure che indicano direzioni dimenticate.
L’aneddoto che spesso sfugge alle cronache riguarda la genesi politica di questo spazio. La sfida del 1454, voluta dal castellano Taddeo Parisio per concedere la mano della figlia Lionora, non fu una battaglia di spade, ma di intelletto. Marostica fu tra le prime città a trasformare il centro pubblico in un’estensione del teatro: la piazza non serviva solo al mercato, ma alla rappresentazione del potere. Osservando attentamente le lastre di marmo nell’angolo verso la Colonna del Leone, si possono scorgere i segni dell’usura secolare, piccole depressioni dove i mercanti di granaglie, nei secoli passati, poggiavano i loro sacchi, ignorando che sotto i loro piedi si stesse scrivendo la mitologia del Veneto.
Dettaglio tecnico: la scacchiera della piazza è stata rifatta negli anni ’50 seguendo le indicazioni dello scenografo Mirko Vucetich. Ogni casella misura esattamente quanto il passo di un fante pesante del Quattrocento.

Marostica, i castelli e le mura scaligere

Castelli di Marostica
Castelli di Marostica

Sollevando lo sguardo, si nota una linea di fortificazioni che sembra la cresta di un rettile preistorico addormentato sul fianco della collina. Sono le mura scaligere, un nastro di pietra lungo quasi due chilometri che unisce il Castello Inferiore a quello Superiore. Le mura (in Veneto bellissime anche quelle di Montagnana) non sono lisce; sono un mosaico di ciottoli di fiume, mattoni e malta antica. La “caratteristica segreta” che le rende uniche al mondo è la loro capacità di adattarsi alla pendenza estrema senza l’uso di contrafforti esterni invasivi, grazie a un sistema di archi interni che scaricano il peso in modo quasi organico sulla roccia viva. Arrivati a metà altezza, è d’obbligo voltarsi: Marostica appare come un modellino di precisione, racchiuso in un abbraccio di pietra che sembra voler proteggere la città dal fluire del tempo sottostante.
Se il Castello Inferiore è il centro della vita sociale e del commercio, il Castello Superiore è il custode del silenzio. Molti turisti si fermano in piazza, ma chi ha la curiosità di risalire l’intera collina viene ricompensato da una prospettiva diversa. La struttura, in parte in rovina, emana un fascino decadente che ricorda le incisioni del Piranesi. Qui, tra le pietre sconnesse, la vegetazione spontanea ha ripreso i suoi spazi, creando un contrasto netto con il rigore militare delle torri. Dall’alto del mastio, la vista si allarga verso la pianura veneta fino a scorgere, nelle giornate più limpide, i profili dei colli Euganei e Berici. È il punto perfetto per comprendere la posizione strategica di Marostica: una cerniera tra la montagna e la pianura, un punto di controllo obbligato per i commerci della seta e del legname che un tempo scendevano verso Venezia. La sensazione è quella di trovarsi sul ponte di comando di una nave di pietra che naviga in un mare di colline.

Marostica tra sapori e artigianato

Esiste una Marostica che non parla di cavalieri, ma di dita agili e pazienza rurale. Per tutto l’Ottocento e l’inizio del Novecento, questo borgo è stata la “capitale del cappello“. Le donne del borgo e delle colline passavano le ore a intrecciare sottili fili di paglia di segale, creando trecce che venivano esportate in tutta Europa e fino in America. Questa tradizione non è morta; è rimasta nelle dita delle ultime artigiane e nel prezioso Ecomuseo della Paglia. Visitare le botteghe che ancora resistono significa scoprire come una risorsa povera possa diventare un oggetto di design raffinato. È una storia di resilienza sociale: mentre gli uomini erano impegnati nei campi o nelle cave, le donne costruivano la fortuna economica della città con un lavoro meticoloso e silenzioso.
E parlando di specificità del territorio, non si può nominare questa cittadina del Veneto senza menzionare il suo prodotto d’eccellenza, la ciliegia di Marostica, un vanto protetto dal marchio IGP, legata a un terreno vulcanico ricchissimo di potassio.

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