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Sembra la Grecia ma è ad un’ora da Roma: questa piccola isola si conferma anche nel 2026 tra le mete top dell’estate in Italia

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Non ha la compostezza aristocratica di Capri, né la monumentalità selvaggia di Ischia. È uno scoglio lungo e stretto, una cresta vulcanica che morde il mar Tirreno con la ferocia di una fortezza e la grazia di un veliero ormeggiato per sempre. Ponza è un’isola di pietra friabile e fondali elettrici, dove il lusso non è mai una questione di metri quadri, ma di spazio guadagnato sulle onde.

Cosa fare e vedere a Ponza

Se il porto è il salotto delle sfilate e degli aperitivi che si allungano fino a notte, la vera spina dorsale dell’isola si nasconde a Le Forna, la parte settentrionale. Qui la terra si spacca, rivelando trame di tufo bianco che sotto il sole di mezzogiorno acceca la vista. Camminare lungo il sentiero che porta alle Piscine Naturali significa scendere dentro una cava a cielo aperto dove l’attività vulcanica e l’erosione del mare hanno scavato tre bacini d’acqua ferma, limpidissima, protetta dalle correnti esterne. Qui non ci sono stabilimenti balneari con file di lettini millimetrici, ma solo scogli piatti dove stendere l’asciugamano. L’accesso è libero, ma calcolate venti minuti di scalini scavati nella roccia per risalire.
Vuoi vedere il sole scomparire dietro il profilo di Palmarola e Ventotene da una prospettiva privilegiata? Prendi la via che porta verso il Faro della Guardia, sul promontorio meridionale dell’isola. Il sentiero è stretto, a tratti esposto, e attraversa vecchie vigne abbandonate dove la terra sa di zolfo e ginestra. Il faro, costruito nel 1886 su uno scoglio alto della costa, oggi è in parte abbandonato ma conserva un fascino spettrale. Sedetevi sui resti della vecchia muraglia borbonica mentre la luce si fa radente. Davanti a voi ci sarà solo il mare aperto e lo scoglio della Forcina che taglia le onde come un dritto di prua. È il punto esatto in cui Ponza smette di essere l’isola delle barche di lusso e torna a essere una sentinella del Tirreno, solitaria e magnifica nella sua decadenza mineraria.

Le cisterne romane e il silenzio di Pilato

Sotto il livello del porfido, l’isola nasconde un’idraulica monumentale. La Cisterna Romana della Dragonara (ingresso circa 7 euro, orari legati alle visite guidate della Pro Loco, solitamente dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00) è un labirinto sotterraneo scavato nel tufo dagli ingegneri di Augusto. Le volte a botte, ricoperte di intonaco idraulico antico che brilla ancora per i sali minerale, servivano a raccogliere l’acqua piovana per rifornire la flotta imperiale. Poco lontano, a pelo d’acqua, ad attendere i visitatori ci sono le Grotte di Pilato. Questo sistema di cinque vasche collegate al mare tramite canali dotati di saracinesche era una peschiera romana per l’allevamento delle murene, simbolo di uno status symbol gastronomico e religioso per l’élite dell’epoca.

Cosa mangiare a Ponza e ristoranti di Ponza

Isola di Ponza
Isola di Ponza

La gastronomia ponzese è una storia di terra travestita da mare. Isola di confino e di contadini prima che di pescatori, Ponza ha sviluppato una cucina di sussistenza dove la flora spontanea sposa il pescato del giorno. Entrate da Acqua Pazza (Piazza Carlo Pisacane), dove la materia prima viene trattata con la severità di un filologo. Il crudo di lamuga con finocchietto selvatico e cipolla rossa è una lezione di pulizia gustativa. Il conto è importante, sopra i 90-120 euro, ma rispecchia la qualità e il lavoro di ricerca. Se cercate un’atmosfera più terragna e locale, prendete un taxi e salite da A Casa di Assunta a via Sopra Saracone. Ordinate la parmigiana di pale di fico d’India, una ricetta borbonica recuperata dove la consistenza carnosa della pianta sostituisce la melanzana, e la zuppa di cicerchie. Qui la spesa si attesta sui 40-45 euro, un prezzo onesto per mangiare con le gambe sotto il tavolo di una vecchia casa ponzese, mentre il vento di grecale scuote le foglie delle vigne di Biancolella.

Informazioni pratiche e consigli utili

Come arrivare: Ponza si raggiunge via traghetto o aliscafo da Formia, Anzio o Terracina. La tratta da Formia è l’unica garantita tutto l’anno dalla compagnia Laziomar (circa un’ora e quindici minuti di aliscafo, costo sui 25-35 euro a tratta).
Come muoversi: Vietato portare l’auto sull’isola nei mesi estivi. Del resto, sarebbe solo un d’intralcio. Il servizio di autobus locali è efficientissimo e collega il Porto a Le Forna ogni 15 minuti fino a notte fonda con biglietti a 2 euro.

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