Quando oggi ci si ferma ai piedi della scalinata di San Giorgio, ci si trova davanti ad un tessuto urbano verticale, ad una cascata di pietra calcarea gialla che si arrampica verso il cielo come un anfiteatro di tufo e oro, costringendo l’occhio a misurarsi con un labirinto di seimila gradini.
Modica è una città spaccata in due — Modica Alta e Modica Bassa — un tempo divise da fiumi che scorrevano a fondo valle e che oggi sono stati tombati sotto Corso Umberto I. È un’enclave di aristocratici palazzi nobiliari dotati di quei mascheroni grotteschi e ferri battuti sporgenti che si ritrovano anche nella vicina Scicli, dove l’eleganza non è mai una concessione allo spettacolo, ma una disciplina visiva che da tre secoli si lotta per rifiutare la simmetria.
Cosa vedere a Modica

La Cattedrale di San Giorgio si dichiara attraverso una facciata a torre che si innalza per tre ordini, un capolavoro concepito dal genio di Rosario Gagliardi. I 250 gradini che precedono il portale d’ingresso, interrotti da giardini di bouganville e piante grasse sono un dispositivo scenico monumentale pensato per rallentare il respiro del viaggiatore prima dell’incontro con la luce interna. All’interno, cercate la meridiana solare tracciata sul pavimento del transetto nel 1895: a mezzogiorno esatto, un raggio di luce filtra da un foro nella cupola e colpisce la linea d’ottone, segnando il passaggio del tempo con la precisione immutabile degli astri. Poco lontano, il Palazzo Castro Grimaldi (l’ingresso costa 8 euro, con orari regolati dalle associazioni locali, solitamente dalle 10:00 alle 18:00) mostra il lato più intimo dell’aristocrazia terriera degli Iblei. Le sale conservano i pavimenti in maiolica di Caltagirone e le pareti rivestite di damaschi scuri, ma la vera sorpresa è l’affaccio dai balconi in pietra: da qui la vista precipita sui tetti di Modica Bassa, rivelando l’incastro folle delle case che sembrano tenersi per mano per non scivolare nel fondo della gola.
Il Cioccolato di Modica IGP

Se l’architettura parla la lingua colta dei maestri del barocco, l’aroma che esce dai laboratori storici di Corso Umberto I rimanda a una rotta transoceanica molto più antica e ruvida. Il Cioccolato di Modica IGP è un prodotto gastronomico sopravvissuto alla modernità. Nel Cinquecento, durante la dominazione spagnola in Sicilia, i cuochi della Contea appresero dai conquistatori l’arte azteca della lavorazione della massa di cacao, originaria del Messico. La chiave di volta di questa produzione risiede nella temperatura. La lavorazione è rigorosamente a freddo, non superando mai i 40°C. Questo impedisce ai cristalli di zucchero semolato di sciogliersi e di amalgamarsi completamente con la massa di cacao e i burri naturali. Entrate nell’Antica Pasticcera Bonajuto (Corso Umberto I 159), la più antica dell’isola, aperta dal 1880. Sgranocchiando una tavoletta classica alla cannella o al peperoncino, noterete una consistenza opaca, quasi grezza, e una friabilità granulosa che sotto i denti produce uno scricchiolio inconfondibile. Una tavoletta certificata ha un costo medio che oscilla tra i 3,50 e i 5 euro, un prezzo necessario per finanziare una sapienza manuale che rifiuta il processo di concaggio industriale.
