Ci sono paesi che li riconosci dal panorama. Navelli, invece, lo riconosci dal profumo. Anche quando non lo senti davvero. È quel tipo di luogo in cui la bellezza non è mai “messa lì”: nasce da un’altura di pietra, da strade scavate nella roccia e, soprattutto, da una pianura che in autunno cambia colore e diventa viola.
Siamo in provincia dell’Aquila, su un colle che guarda l’Altopiano di Navelli nel cuore pieno dell’Abruzzo. Navelli è un borgo fatto di pietra grigia, scale, archi e silenzi, e il suo nome è legato ad una spezia davvero speciale: lo Zafferano dell’Aquila DOP, ottenuto dagli stimmi del Crocus sativus L. e tutelato da un disciplinare ufficiale. È osservando la Piana di Navelli che tutto prende senso. Proprio il disciplinare DOP lega questa produzione al territorio da secoli (si parla di una presenza del Crocus sativus da oltre 800 anni nella piana) e include Navelli nell’area di produzione riconosciuta.
Se vieni in autunno, capisci anche il motivo per cui questo posto è diventato “il borgo dello zafferano”: durante la fioritura, l’altopiano si colora di violetto.
Cosa vedere a Navelli: il centro storico, tappa per tappa
È verticale e scavata, e nel suo aspetto particolare risiede il suo principale punto di forza. Navelli ha un centro medievale compatto e scenografico, e il suo perno è Palazzo Santucci (detto anche palazzo baronale), che domina la parte alta. Secondo alcune fonti, i lavori del palazzo non risultano conclusi prima del 1632, data incisa su una colonnina del pozzo-cisterna nel cortile interno.
Non aspettarti il classico palazzo “da salotto”: qui il fascino è quello di un edificio che racconta potere e controllo del territorio, in un borgo che per secoli è stato soprattutto agricolo.
Accanto (o comunque a pochi passi, sempre rimanendo nella parte alta del borgo) trovi la Chiesa parrocchiale di San Sebastiano, uno di quei luoghi che da soli varrebbero la salita. Una chiesa a tre navate, con copertura a volta e pareti decorate da stucchi barocchi e neoclassici, che al suo interno conserva inoltre una croce processionale in argento del XIV secolo.
Un dettaglio curioso: tra gli altari laterali c’è quello dedicato a San Carlo Borromeo, citato come possibile indizio di legami (anche commerciali) con Milano, e a loro volta legati allo zafferano.
Se vuoi completare il tuo itinerario alla scoperta di Navelli, non dimenticare di fare una sosta alla Chiesa di Santa Maria in Cerulis, alla Chiesa del Rosario, all’Ospedale e Chiesa di San Girolamo, oltre a Palazzo De Roccis e al borgo fortificato come tessuto storico complessivo.
Quando andare e cosa fare a Navelli e dintorni
Se vuoi vedere Navelli nel suo periodo più identitario, punta alla fioritura e raccolta: in genere tra fine ottobre e inizio novembre, con date che possono variare in base al clima (e spesso con esperienze prenotabili con produttori/associazioni). La parte più affascinante, se riesci a partecipare, è la sfioratura: il gesto ripetuto, paziente, quasi ipnotico, in cui si separano gli stimmi. È qui che capisci perché questa spezia ha un’aura quasi sacra.
Navelli non è poi solo Navelli. La sua frazione Civitaretenga è una tappa che ti consiglio di inserire nel weekend, perché è diversa: più raccolta, più “fortezza”, con una memoria stratificata. Tra i luoghi da vedere ti suggeriamo il Convento e la Chiesa di Sant’Antonio da Padova, la Chiesa di Sant’Egidio e il suggestivo Ghetto ebraico. È proprio qui che il racconto si fa sorprendente: le fonti raccontano che la comunità ebraica si insediò nell’area nel 1300, legando i propri commerci anche a lana e zafferano; il ghetto si sviluppa attorno a una piazza e una via (oggi piazza e via “Guidea/Giudea”) ed è tutto un sorprendente susseguirsi di portali e decorazioni in pietra.
Se hai mezza giornata in più fai un salto a Peltuinum, un autentico “fuori scena” archeologico a pochi chilometri dall’Altopiano. Peltuinum è un’antica città dei Vestini che si incontra tra i comuni di Prata d’Ansidonia e San Pio delle Camere, e di cui è ancora oggi visitabile l’area archeologica. È stata dichiarata monumento nazionale nel 1902. È una di quelle deviazioni che rendono il viaggio più ricco: perché ti fa capire quanto questa piana sia sempre stata un luogo di passaggio, economia e identità, ben prima che diventasse “terra di zafferano”.
