Se c’è un errore che commette chiunque visiti Taormina in estate è quello di farsi trascinare dalla corrente umana che satura Corso Umberto, perdersi tra i tavoli ammassati di Piazza IX Aprile e accettare compromessi di ogni tipo pur di avere una vista e di poter dire di essere stato a Taormina. La vera Taormina non si consuma a livello della strada. Esige un’ascesa verticale. Una ricerca di terrazze private, giardini pensili e palazzi storici dove la mixology non è un pretesto per turisti facoltosi. Dove il tintinnio del ghiaccio si fa cristallino contro il cristallo sfaccettato di un calice decorato. Sotto, il teatro antico e le luci di Giardini Naxos sembrano galleggiare su un mare indaco, immobili.
Mentre la stagione registra prenotazioni da record e i flussi internazionali riempiono gli hotel storici, quello che vi invitiamo a fare è sedervi ben lontani dai soliti bar da cartolina.
Le terrazze nascoste di Taormina per un drink
I fari della funivia che scende verso Mazzarò brillano in lontananza come piccole lucciole sospese nel buio. Sulla terrazza, l’ultimo sorso di distillato lascia in bocca una traccia di fumo, sale e agrumi, mentre l’Etna concede un altro piccolo boato, sordo e rassicurante. Cercare la Taormina segreta attraverso i suoi banconi d’autore non è un vezzo. È l’unico modo rimasto per comprendere la complessità di una terra che ha fatto della stratificazione culturale la sua firma.
Entrare nel vecchio monastero domenicano, oggi baluardo dell’ospitalità firmata Four Seasons, significa varcare una soglia temporale. Al Bar Anciovi, il bancone in pietra locale scura fa da contrappunto visivo alla distesa del mar Ionio. Qui si chiede il Muted Volcano, una variazione sul tema del Collins che utilizza gin infuso con capperi di Salina, limone interdonato e un top di soda al pomodoro vulcanico. Il sapore è sapido, quasi minerale, e si sposa perfettamente con l’aria carica di zolfo che il vento di scirocco porta a volte con sé. La vista da questa terrazza è un saggio di equilibrio barocco: i giardini di agrumi digradano verso il mare, mentre il profilo dell’Etna chiude l’orizzonte, immenso e protettivo.
Nascosto in un vicolo stretto, a pochi passi dalle sculture medievali di Palazzo Duchi di Santo Stefano, il Morgana Lounge Bar rappresenta l’anima più notturna e onirica di Taormina. Gli interni, disegnati con specchi barocchi e pattern che richiamano le leggende della Fata Morgana, si aprono su un piccolo cortile-terrazza che sembra sospeso nel vuoto. La frequentazione qui è colta, internazionale, formata da designer e registi cinematografici che scelgono Taormina lontano dai riflettori del festival di luglio. La lista dei cocktail cambia seguendo le suggestioni letterarie della Sicilia. Il drink da ordinare è ispirato alle righe di Elio Vittorini: una miscela di rum agricolo, sciroppo di carruba autoprodotto e fumo di timo selvatico dell’Etna. Non c’è la vastità del panorama del San Domenico, ma c’è l’intimità di una Taormina sotterranea, misteriosa, dove le conversazioni avvengono a voce bassa sotto le foglie di filodendro.
Come vestirsi per un aperitivo speciale a Taormina

Taormina è un palcoscenico di pietra lavica e luce teatrale. Scegliendo un outfit per il tuo aperitivo a Taormina la chiave è una palette che rifiuti i contrasti stridenti del neon per accogliere le sfumature della terra siciliana: l’argilla, il bianco salino, il nero ossidiana e quell’oro antico che accende i mosaici. Il trucco si nasconde nei dettagli che profumano di storia, ben lontani dalle stampe stereotipate da bancarella. L’accento colto del look si affida alla maestria della tessitura del lino di fìgula o, ancor meglio, a un frammento prezioso di sfilato siciliano, quel ricamo millimetrico a fili tirati che le mani sapienti delle storiche botteghe di via Teatro Greco sanno ancora calibrare. Integrare un inserto di sfilato su una blusa minimalista in seta lavata o lungo il profilo di un blazer destrutturato significa catturare la luce del tramonto jonico attraverso un gioco di pieni e vuoti squisitamente architettonico.
Per un outfit capace di sfidare il tempo e le stagioni, la costruzione visiva punta su un layering fluido e tattile. Immaginate un pantalone a gamba larga in twill di seta color sabbia, la cui caduta fluida asseconda la brezza marina lungo Corso Umberto, abbinato a un top essenziale e scivolato. Sopra, una giacca sahariana leggerissima in misto canapa e seta, da tenere aperta o strizzata in vita con una cintura sottile in cuoio grezzo. Ai piedi, l’altrove è bandito: niente tacchi che scivolerebbero goffamente sulle pendenze del selciato, ma un sandalo scultoreo, raso terra, intrecciato a mano.
